Salve a tutte e tutti di nuovo!
Stasera ci tengo in modo particolare a condividere con voi alcune riflessioni sul tema del linguaggio atto a creare, a dare vita, come dico nel titolo, a una narrazione d'odio.
Questo tranello come tanti altri oggigiorno ma non solo oggigiorno è frutto e figlio di una sottovalutazione iniziale; in questo caso una sottovalutazione circa l'uso di determinati termini e metafore, pensate e mirate a creare nella mente di chi le ascolta o le legge l'idea che una determinata categoria di persone sono nostre nemiche e per questo motivo non vanno conosciute o frequentate.
Come ogni linguaggio che si propone di imporre il proprio modo di vedere anche questo fa perno sulla volontà che i lettori e gli ascoltatori restino nell'ignoranza per nulla beata, anzi nell'ignoranza beota, di chi siano i soggetti appartenenti alla categoria additata come meritevole unicamente del nostro odio.
Eh già, perché, come sempre succede, la paura, anche in questo caso, nasce dalla non conoscenza, vale a dire dall'ignoranza di chi siano gli individui che ci viene chiesto di odiare; mentre invece, se noi, contravvenendo ai desiderata dei creatori di mostri, ci sforziamo di conoscere come stanno davvero le cose, chi siano quei tanto spaventosi, per certa gente, soggetti ecco che, come per incanto, la narrazione d'odio viene non solo a cadere ma si ribalta completamente dando spazio all'apertura verso l'altro e alla vicinanza solidale.
Quindi, in conclusione, stiamo attenti, stiamo molto ben attenti, alle trappole che, di quando in quando, incontriamo lungo il cammino; riconosciamole, evitiamole e ribaltiamo la narrazione che si prefiggono di portare avanti.
Anche per oggi è tutto.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e a risentirci alla prossima occasione!
Buona serata!
Con simpatia! 😊
Riccardo
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