lunedì 4 maggio 2026
Convincere le persone
domenica 3 maggio 2026
Progettare prima di eseguire
Salve a tutte e tutti voi!
Anche questa sera ci ritroviamo assieme per una nuova riflessione in compagnia.
Questa sera voglio incentrare la mia riflessione su qualcosa per la quale nutro una specie di allergia: il fatto di far precedere l'azione dal progetto.
Da buon impulsivo e istintivo quale sono il fatto di dover progettare prima mi risulta piuttosto estraneo, anche se, riconosco sarebbe una gran buona cosa.
Ricordo in particolare che il nostro insegnante di informatica, durante i compiti in classe, voleva che noi, prima di programmare, di scrivere un programma, il codice del programma vero e proprio, voleva che noi descrivessimo quello che il programma avrebbe poi fatto; in poche semplici parole voleva vedere il nostro progetto relativo al programma che saremmo poi andati a scrivere.
Credo che la cosa gli servisse non solo per verificare che noi avessimo ben chiaro cosa avremmo dovuto fare ma anche in quanto lui sapeva che saremmo stati in grado di scrivere poche righe di codice e voleva, appunto, capire come avremmo impostato quelle poche righe in linguaggio di programmazione.
Questo aneddoto ha voluto introdurre la considerazione che, anche per molti degli utenti delle nuove evoluzioni dell'informatica, Intelligenza Artificiale compresa, avrebbero bisogno di conoscere queste linee guida.
Intendo dire che, troppo spesso, mi imbatto in gente che pensa che l'Intelligenza Artificiale sia tanto avanzata da poter operare prescindendo dall'opera e dall'intelligenza umana.
Da questo punto di vista il concetto di coevoluzione uomo-Intelligenza Artificiale potrebbe essere accettabile e utile; nel senso che l'utente umano finirebbe con l'imparare dall'Intelligenza Artificiale quanto sia fondamentale la sua opera e il sua direzione; non fosse che per evitare che i contenuti nati dalla collaborazione uomo-Intelligenza Artificiale non sia eccessivamente piatta e uniformata verso il basso.
Quindi, in conclusione, come sto pian piano imparando a fare anche io, impariamo l'importanza di avere ben presente e ben elaborato, tanto nella mente che, meglio ancora, sulla carta, un bel progetto, un piano d'azione.
Anche per questa sera siamo ormai giunti al termine.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
sabato 2 maggio 2026
Chiedere per ottenere
venerdì 1 maggio 2026
Primo Maggio, parliamo di lavoro
Salve a tutte e tutti voi!
Anche in questa serata del Primo Maggio ci ritroviamo per una nuova riflessione in compagnia, riflessione che, in tema con la giornata di oggi, verterà sul lavoro.
Si sente dire, l'ho letto mi pare un paio di giorni fa, che sempre più giovani "non studiano e non lavorano", sottintendendo, ho il sospetto, che se ne stiano a casa a poltrire.
Mi permetto di dissentire.
Credo che questo sia solo l'ennesimo uso di uno stereotipo che era vecchio già ai tempi di Matusalemme.
Sì, perché se è vero che alcuni tra i giovani (e non solo) se ne stanno a casa, non perché, però, non hanno voglia di fare niente ma perché semplicemente sono sfiduciati, la maggior parte di loro si danno da fare in tutti i modi loro possibili.
Parlando di sfiducia mi viene in mente una scena sia del libro che del film che dal libro è stato tratto "Così parlo Bellavista"; quella nella quale il Professor Bellavista incontra un uomo, un giovane uomo, che gli dice di aver fatto talmente tanti concorsi e aver mandato talmente tanti curricula in giro, senza ottenere risultati che "ora devono venirmi a cercare loro, con richiesta in carta da bollo".
Se all'epoca, erano gli anni Ottanta, questa sembrava una battuta ora è, ahimè, una amara, amarissima, realtà.
Perché davvero, a furia di porta in faccia, c'è gente che alla fine arriva a dire, come John Coffey ne "Il miglio verde": "Sono stanco, capo, molto stanco".
Ci sono due proverbi che un tempo si usavano molto quando una domanda di lavoro o un concorso non sortivano l'esito sperato, ossia "Morto un Papa se ne fa un altro" e "Quando si chiude una porta si apre un portone".
Vero, verissimo ma non sempre possono valere.
Infatti, si arriva ad un punto in cui morto un Papa, è morto un Papa e basta e che quando si chiude una porta si è già fortunati se non ci arriva con troppa violenza in faccia.
Ricordo, ho un'età per poterlo fare, quando, ai tempi in cui io e i miei coetanei avevamo (quasi) l'età da lavoro, che la situazione era tale che cominciavamo a fantasticare tra di noi sul lavoro che avremmo svolto durante l'estate per poter tirar su qualche soldo per non doverli sempre chiedere a mamma e papà.
Ricordo anche quando, io quattordicenne, andai in un negozio di articoli per motociclisti che all'epoca era a un centinaio di metri da casa mia a chiedere alla titolare se l'estate successiva, "perché ora ho quattordici anni e non posso lavorare sotto altri che non siano miei parenti", avrebbe accettato di assumermi come commesso, il che l'ha fatta sorridere e poi mi ha risposto: "Beh, torna l'anno prossimo e ne parliamo".
Quella era la situazione sul finire degli anni Ottanta.
Ora che possibilità hanno i quindicenni?
Quindi, prima di dire che "i giovani non hanno voglia di fare nulla" forse sarebbe opportuno che pensassimo a che situazione si trovano davanti i giovani.
È proprio vero quanto ha detto in una trasmissione il Professor Alessandro Barbero rivolgendosi ai giovani e cioè l'invito a studiare per farsi una cultura, per crearsi delle basi e non inseguendo la chimera che troppo spesso viene smerciata della scuola che vi farà trovare lavoro perché si corre il rischio, una volta terminati gli studi, di scoprire che il lavoro che era stato promesso non c'è più, se mai c'è stato.
Anche per questa sera siamo giunti al termine.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
giovedì 30 aprile 2026
Il pericolo dei fermoimmagine
Salve a tutte e tutti voi!
Anche stasera torno tra voi per condividere una nuova riflessione.
No, anticipo subito la vostra domanda, non parleremo di fotografia, arte che adoro.
I fermoimmagine di cui parlo sono di altra natura.
La riflessione di questa sera mi è stata suggerita dall'ascolto di una puntata del podcast di Luca Bizzarri, sì, il Luca del duo Luca e Paolo, podcast intitolato "Non hanno un amico" che potete ascoltare sulla piattaforma di Spotify.
Nell'episodio in questione si parlava di quanti, sui social, mi pare che in quel caso specifico, si trattasse di Twitter, ora X, spesso e volentieri vanno a ripescare in Rete dichiarazioni, spesso anche imbarazzanti, di personaggi pubblici, politici etc., o comunque personaggi famosi, per poi dire "Ecco, vedete come hanno cambiato idea (o atteggiamento) ora?! Prima mica dicevano (o si comportavano) così!"
Ecco, questi sono i fermoimmagine, sciocchi, di cui parlavo.
Questi tentativi di far passare l'idea che il solo fatto di aver fatto o detto una cosa diversa in passato sia segno di contraddizione e che questa contraddizione sia, per il personaggio che vi cade, un peccato mortale, anzi mortalissimo.
L'ho definita un'operazione sciocca o meglio un sciocco tentativo di operazione in quanto non tiene conto che chiunque, nell'arco di alcuni anni, a volte anche nell'arco di alcuni mesi, possa mutar pensiero o atteggiamento.
C'è un proverbio o comunque un detto che dice che solo gli sciocchi non cambiano mai idea.
Certo se una persona nell'arco di una settimana mi muta parere sette volte, ecco, forse questo vale la pena di sottolinearlo, in caso contrario no.Prendete voi stessi, ad esempio.
Non venitemi a dire che quello che pensavate o facevate a vent'anni è uguale a ciò che fate o pensate ora.
Oppure, un altro esempio.
Prendete il vostro cantante preferito.
I temi che trattava vent'anni fa, ad esempio, sono gli stessi di oggi? Sì, magari ci sono temi di particolare importanza che tratta anche ora ma, in generale, ora gli argomenti trattati sono diversi da quelli di vent'anni fa.
Un ultimo esempio ve lo propongo in questa intervista rilasciata da Pietro Citati a Mixer di Minoli; vi invito a guardarla per capire come e quanto si possa cambiare, col tempo.
Quindi, concludendo, evitiamo di cimentarci in questa sciocca operazione di fossilizzazione di persone che, col tempo, sono perfettamente padrone di mutar parere.
Anche per questa sera siamo giunti al termine.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
mercoledì 29 aprile 2026
Lo spazio di manovra
Salve a tutte e tutti voi!
Anche questa sera ci ritroviamo assieme per una nuova riflessione in compagnia.
Il titolo sembra strano a prima vista ma vi garantisco che il suo senso vi risulterà perfettamente chiaro anche prima che io abbia finito di scrivere.
Il nostro istruttore ci ha raccomandato, nel caso in cui ci fossimo trovati a dover prestare soccorso, due cose: la prima e la più importante è stata "Chiedete a qualcuno presente sul posto di avver3ire il 112 (il nuovo numero di pronto intervento che ha sostituito il 118)".
La seconda raccomandazione è stata quella di accertarci che ci sia sufficiente spazio per operare in tutta sicurezza.
Lì per lì queste raccomandazioni, specie la seconda, sono sembrate, ad alcuni di noi corsisti, delle perdite di tempo.
Il nostro istruttore ci ha però spiegato che, nel caso in cui noi non si riesca a intervenire efficacemente e ci sia quindi bisogno che intervengano i sanitari professionisti, c'è bisogno che loro riescano, prima di tutto, ad alla zona con i mezzi e, in secondo luogo, che abbiano sufficiente spazio per intervenire in tutta sicurezza.
Detto in poche parole, c'è bisogno che, loro ma anche noi, si abbia a disposizione un adeguato spazio di manovra.
Ora, cambiando argomento, mi è tornato in mente, in questi giorni che c'è un altro tipo di spazio di manovra che, specie quando si è giovani, si tende a trascurare, ossia quello che ci può fornire e ci fornisce l'istruzione a livello universitario.
L'errore comune che spesso si fa è quello di considerare l'Università solamente come un di più un qualcosa che se c'è bene altrimenti, beh, amen.
Questo, come ho detto, è un errore ed è un errore del quale ci si rende conto col tempo quando, magari passata una certa età, ci si trova a doversi cercare un altro lavoro perché il lavoro precedente, per una serie di possibili ragioni, viene meno.
Ecco, in questi casi, specialmente in questi casi, aver trascurato di arricchire, specie avendone avuta la possibilità, il proprio bagaglio culturale, ci si rende conto di quanto, invece, averlo fatto ci avrebbe garantito un maggior spazio di manovra nel momento di dover tornare a guardarci attorno in ambito lavorativo.
Quindi, anche se possiamo essere tentati di pensare che se abbiamo l'occasione di lavorare vale la pena coglierla anche a costo di abbandonare gli studi, beh, il mio consiglio, consiglio di uno che questa scelta ha fatto, è di non farlo; di continuare gli studi svolgendo, magari, al limite, dei piccoli lavoretti, che non pregiudichino però la prosecuzione degli studi.
Potrebbe non verificarsi mai l'occasione di doversi riciclare lavorativamente, nel qual caso il bagaglio culturale accumulato non sarà certo un peso; se però capiterà si potrà godere, come ho scritto sopra, di uno spazio di manovra più ampio.
Anche per questa sera siamo giunti al termine.
Grazie infinite per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
martedì 28 aprile 2026
Strani tempi, questi nostri tempi
Convincere le persone
Salve a tutte e tutti voi! Anche questa sera sono qui con voi per condividere una nuova riflessione. Oggi la mia riflessione vi svelerà una ...
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