giovedì 30 aprile 2026

Il pericolo dei fermoimmagine

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera torno tra voi per condividere una nuova riflessione.

No, anticipo subito la vostra domanda, non parleremo di fotografia, arte che adoro.

I fermoimmagine di cui parlo sono di altra natura.

La riflessione di questa sera mi è stata suggerita dall'ascolto di una puntata del podcast di Luca Bizzarri, sì, il Luca del duo Luca e Paolo, podcast intitolato "Non hanno un amico" che potete ascoltare sulla piattaforma di Spotify.

Nell'episodio in questione si parlava di quanti, sui social, mi pare che in quel caso specifico, si trattasse di Twitter, ora X, spesso e volentieri vanno a ripescare in Rete dichiarazioni, spesso anche imbarazzanti, di personaggi pubblici, politici etc., o comunque personaggi famosi, per poi dire "Ecco, vedete come hanno cambiato idea (o atteggiamento) ora?! Prima mica dicevano (o si comportavano) così!"

Ecco, questi sono i fermoimmagine, sciocchi, di cui parlavo.

Questi tentativi di far passare l'idea che il solo fatto di aver fatto o detto una cosa diversa in passato sia segno di contraddizione e che questa contraddizione sia, per il personaggio che vi cade, un peccato mortale, anzi mortalissimo.

L'ho definita un'operazione sciocca o meglio un sciocco tentativo di operazione in quanto non tiene conto che chiunque, nell'arco di alcuni anni, a volte anche nell'arco di alcuni mesi, possa mutar pensiero o atteggiamento.

C'è un proverbio o comunque un detto che dice che solo gli sciocchi non cambiano mai idea.

Certo se una persona nell'arco di una settimana mi muta parere sette volte, ecco, forse questo vale la pena di sottolinearlo, in caso contrario no.

Prendete voi stessi, ad esempio.

Non venitemi a dire che quello che pensavate o facevate a vent'anni è uguale a ciò che fate o pensate ora.

Oppure, un altro esempio.

Prendete il vostro cantante preferito.

I temi che trattava vent'anni fa, ad esempio, sono gli stessi di oggi? Sì, magari ci sono temi di particolare importanza che tratta anche ora ma, in generale, ora gli argomenti trattati sono diversi da quelli di vent'anni fa.

Un ultimo esempio ve lo propongo in questa intervista rilasciata da Pietro Citati a Mixer di Minoli; vi invito a guardarla per capire come e quanto si possa cambiare, col tempo.

Quindi, concludendo, evitiamo di cimentarci in questa sciocca operazione di fossilizzazione  di persone che, col tempo, sono perfettamente padrone di mutar parere.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


mercoledì 29 aprile 2026

Lo spazio di manovra

Salve a tutte e tutti  voi!



Anche questa sera ci ritroviamo assieme per una nuova riflessione in compagnia.

Il titolo sembra strano a prima vista ma vi garantisco che il suo senso vi risulterà perfettamente chiaro anche prima che io abbia finito di scrivere.

 Il nostro istruttore ci ha raccomandato, nel caso in cui ci fossimo trovati a dover prestare soccorso, due cose: la prima e la più importante è stata "Chiedete a qualcuno presente sul posto di avver3ire il 112 (il nuovo numero di pronto intervento che ha sostituito il 118)".

La seconda raccomandazione è stata quella di accertarci che ci sia sufficiente spazio per operare in tutta sicurezza.

Lì per lì queste raccomandazioni, specie la seconda, sono sembrate, ad alcuni di noi corsisti, delle perdite di tempo.

Il nostro istruttore ci ha però spiegato che, nel caso in cui noi non si riesca a intervenire efficacemente e ci sia quindi bisogno che intervengano i sanitari professionisti, c'è bisogno che loro riescano, prima di tutto, ad  alla zona con i mezzi e, in secondo luogo, che abbiano sufficiente spazio per intervenire in tutta sicurezza.

Detto in poche parole, c'è bisogno che, loro ma anche noi, si abbia a disposizione un adeguato spazio di manovra. 

Ora, cambiando argomento, mi è tornato in mente, in questi giorni che c'è un altro tipo di spazio di manovra che, specie quando si è giovani, si tende a trascurare, ossia quello che ci può fornire e ci fornisce l'istruzione a livello universitario.

L'errore comune che spesso si fa è quello di considerare l'Università solamente come un di più un qualcosa che se c'è bene altrimenti, beh, amen.

Questo, come ho detto, è un errore ed è un errore del quale ci si rende conto col tempo quando, magari passata una certa età, ci si trova a doversi cercare un altro lavoro perché il lavoro precedente, per una serie di possibili ragioni, viene meno.

Ecco, in questi casi, specialmente in questi casi, aver trascurato di arricchire, specie avendone avuta la possibilità, il proprio bagaglio culturale, ci si rende conto di quanto, invece, averlo fatto ci avrebbe garantito un maggior spazio di manovra nel momento di dover tornare a guardarci attorno in ambito lavorativo.

Quindi, anche se possiamo essere tentati di pensare che se abbiamo l'occasione di lavorare vale la pena coglierla anche a costo di abbandonare gli studi, beh, il mio consiglio, consiglio di uno che questa scelta ha fatto, è di non farlo; di continuare gli studi svolgendo, magari, al limite, dei piccoli lavoretti, che non pregiudichino però la prosecuzione degli studi.

Potrebbe non verificarsi mai l'occasione di doversi riciclare lavorativamente, nel qual caso il bagaglio culturale accumulato non sarà certo un peso; se però capiterà si potrà godere, come ho scritto sopra, di uno spazio di manovra più ampio.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


martedì 28 aprile 2026

Strani tempi, questi nostri tempi

Salve a tutte e tutti voi!




Anche stasera ci ritroviamo assieme per una nuova riflessione in compagnia.

Stasera mi sento particolarmente dickensiano e non solo nel titolo.

Infatti potrei parafrasare anche il celeberrimo incipit de "Le due città" che recita: "Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia..."

Questo nostro tempo nel quale ci è capitato di vivere è il tempo degli indipendenti e all'apparenza forti e invincibili e il tempo dei fragili e degli emotivamente deboli.

La società ci vuole o, com'è meglio dire constatati i fatti, ci vorrebbe vincenti, forti, indipendenti, padroni del nostro destino.

Invece in questo tempo come, almeno a mia memoria, non mai prima d'ora, almeno negli ultimi cinquant'anni e spicci la gente, tutta la gente non solo i giovani che la Pandemia con il suo isolamento forzato hanno subito più degli altri proprio perché nell'età nella quale il contatto con gli altri è, non solo una buona cosa ma è addirittura indispensabile; non solo i giovani dicevo ma tutta la gente, in questo periodo, un periodo che ormai si protrae da qualche anno, è fragile, vulnerabile, emotivamente debole e ben lontana dal concetto di vincente che la società vorrebbe propagandarci e venderci.

Le ragioni sono molteplici e non solamente economiche, anche se la non certo florida congiuntura economica che stiamo attraversando, anche questa non certo da ieri o ieri l'altro, ha il suo peso.

La responsabilità principale di questa situazione è proprio il fatto di avvertire quasi alla stregua di un dovere morale l'obbligo, il dovere appunto, di essere forti, di saper risolvere i propri problemi da soli, senza aiuto.

Questo stato di cose a lungo andare, specie quando la gente si trova invischiata in sabbie mobili dalle quali con le proprie forze non riesce a uscire, finisce col logorare e, non di rado ahimè, far crollare le persone che di questo fenomeno pernicioso sono vittime.

Quanto è meglio, invece, a volte, riconoscere i propri limiti; riconoscere che non ci è possibile, sempre, affrontare ciò che ci capita da soli.

Che senso di liberazione da il riconoscersi bisognosi di aiuto.

Quindi, smettiamola di credere che le persone grandi non chiedono aiuto.

Ma quando mai?! Ma dove sta scritto?!

Anzi, le persone davvero grandi e mature lo sono proprio perché sanno riconoscere di avere bisogno di aiuto senza paura nè orgoglio peloso.

Anche per stasera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

lunedì 27 aprile 2026

Rimanere al timone

Salve a tutte e tutti voi!



Come ogni sera o quasi ci ritroviamo nuovamente assieme per condividere una nuova riflessione.

Stasera riprenderò e approfondirò, almeno in parte, un punto toccato nel post di ieri sera.

Come credo ricorderete, in caso contrario vi basterà rileggere il mio post di ieri sera seguendo il link che trovate qui sopra, a un certo, punto, verso la fine del post ho parlato dell'importanza di mantenere il controllo e l'ultima parola su quanto creato dalle applicazioni basate sull'Intelligenza Artificiale.

Questo consiglio, non solo mi è stato dato da ChatGpt in merito alla mia richiesta circa il funzionamento di Pictory.ai, mi ha infatti detto "ricordati però di rivedere sempre il video di persona perché Pictory è veloce ma non è sempre preciso e il risultato non è sempre il massimo", intendendo che l'applicazione o sito, io ho utilizzato il sito internet, crea il contenuto in pochi istanti però, può succedere che, per esempio, la musica non sia adatta, come nel mio caso che mi sono trovato a modificare il sottofondo musicale perché mi sembrava troppo energico e potente per il mio filmino promozionale.

Dicevo che l'importanza di rimanere noi al timone del progetto è anche esplicitato in concreto da un paio di applicazioni (almeno) basate sull'Intelligenza Artificiale.

La prima è quella che gestisce, se non sbaglio, la creazione di siti internet di Wix e la seconda è l'applicazione chiamata Base44.

Entrambe queste evoluzioni nel campo dell'Intelligenza Artificiale hanno una cosa che io definisco importante, anzi fondamentale, in comune, ovvero il fatto che in entrambi i casi deve essere l'utente a specificare, a descrivere, quel che vuole fare od ottenere.

Questo da in maniera concreta l'idea che, pur essendo evoluta, molto evoluta, l'Intelligenza Artificiale, non è in grado, ancora, in futuro chissà, di realizzare un progetto prescindendo dalla guida, dal progetto iniziale, dell'utente di turno e questo, lo dico sinceramente, mi rincuora e mi rende ancora più simpatica questa evoluzione tecnologico-informatica.

Anche per stasera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


domenica 26 aprile 2026

Per un uso consapevole dell'Intelligenza Artificiale

Salve a tutte e tutti voi!



Questa sera ci ritroviamo ancora insieme per una nuova riflessione in compagnia.

Oggi voglio tornare a parlare dell'Intelligenza Artificiale e delle sue applicazioni.

Voglio farlo perché oggi ho fatto conoscenza con una nuova applicazione dell'Intelligenza Artificiale, vale a dire Pictory.ai.

Ho utilizzato questa nuova applicazione per creare un filmino, è il primo quindi siate buoni con i giudizi, promozionale relativo alla mia raccolta di haiku.

Ed ora, terminata questa piccola pausa autocelebrativa, passiamo a quello che è, a tutti gli effetti, l'argomento di questa nostra riflessione.

Ho parlato di uso consapevole e aggiungerei anche modico dell'Intelligenza Artificiale perché, purtroppo, troppo spesso la gente tende a delegare tutto all'Intelligenza Artificiale o alle sue applicazioni.

Intendo dire che la gente, quando abbandona la paura di queste applicazioni e decidono di utilizzarle, lo fa cedendo totalmente il timone e questo è negativo in quanto cedendo tutto il controllo all'Intelligenza Artificiale si ottiene il risultato di avere contenuti piatti, senza fantasia, appiattiti verso il basso.

Questo perché pur essendo veloci e intelligenti queste applicazioni hanno una base comunque limitata di scelte.

Il controllo, l'ultima parola, sono e devono essere sempre nostre, delle nostre intelligenze e dei nostri gusti, in modo che i contenuti abbiano comunque un timbro personale, una propria anima.

Quindi utilizziamo pure l'Intelligenza Artificiale ma non deleghiamole mai tutto il controllo sui nostri contenuti.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


sabato 25 aprile 2026

L'amore è...

Salve a tutte e tutti voi!




Anche in questo sabato sera ci ritroviamo per la nostra consueta riflessione in compagnia.

A fornirmi lo spunto per il post di stasera sono stati due film: il primo è un finto horror, il lo chiamo una commedia grigio scura, intitolato "Ancora auguri per la tua morte" mentre l'altro è il film andato in onda stasera su TopCrime e che fa parte della serie di Poirot, il cui titolo originale, tradotto alla lettera, sarebbe "La terza ragazza" ma che è stato reso, in traduzione, nel romanzo che vi sta alla base con "Sono un'assassina?" mentre nel titolo del film la domanda diventa un'affermazione.

Nel primo dei due film, un gruppo di ragazzi rimane bloccato in una dimensione del multiverso, dimensione nella quale continuano a rivivere, a causa di un esperimento scientifico, lo stesso medesimo giorno. In questa dimensione la madre della protagonista femminile principale, che nella realtà è morta, risulta ancora viva e la protagonista è tentata di restare in quella dimensione per non dover ancora provare il dolore del distacco. Poi, convinta da uno degli altri protagonisti, sceglierà di andare avanti come direbbe Stephen King. In una delle ultime scene con la madre, questa a una domanda della figlia su come fare a essere sicuri che un ragazzo sia quello giusto la madre le risponde: "L'amore è un atto di fede", ovvero che non si può sapere in anticipo se una persona sarà quella giusta per noi ma dobbiamo essere pronti a rischiare e a fidarci.

Nell'episodio di Poirot, la frase che mi ha ispirato e che, idealmente si lega a quella sull'amore come atto di fede, viene pronunciata proprio da Poirot alla fine del film. Il grande detective belga dagli inconfondibili baffetti e dall'altrettanto inconfondibile testa ad uovo dice che quello della natura dell'amore è un mistero che nemmeno lui, Hercule Poirot, riuscirà mai a risolvere.

L'amore, infatti, è un mistero irrisolvibile con la sola logica; è un mistero che va vissuto con fede e senza preconcetti né condizionamenti, semplicemente vissuto un giorno dopo l'altro.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

venerdì 24 aprile 2026

Prendersi cura del proprio giardino

Salve a tutte e tutti voi!



Anche questa sera è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Questa volta lo spunto mi è venuto da un video che ho visto oggi dopo pranzo su TikTok e che ho a mia volta condiviso sul mio profilo Instagram.

Il video traeva a sua volta spunto da un antico detto dei nativi americani che diceva che i fiori non invidiano, ne guardano, ciò che hanno gli altri fiori ma fioriscono; fioriscono perché quella è la loro natura.

Il video passava poi a considerare le differenze che ci sono tra i fiori e noi stessi, il genere umano, le creature più intelligenti ed evolute, sulla carta, che esistano sulla faccia di questa nostra terra.

Il punto è che noi, come viene spiegato alla perfezione nel video, siamo stati indotti, abbiamo permesso che ci inducessero, a consumarci nell'invidia a guardare costantemente agli altri, a ciò che, più di noi, hanno gli altri.

In questo modo noi trascuriamo quello che è il nostro compito principale, anzi, quello che è il nostro unico compito, ossia prenderci cura del nostro giardino interiore, di curare il nostro sviluppo, la nostra evoluzione senza curarci di ciò che gli altri hanno o non hanno in più o di meglio rispetto a noi.

Quando riusciremo a capirlo e ad agire di conseguenza le cose cominceranno ad andare nettamente meglio.

Per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


giovedì 23 aprile 2026

Assistenza tecnica artificiale

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questo giovedì sera ci ritroviamo nuovamente assieme per condividere una nuova riflessione di tono dolce e amaro.

Partiamo dal principio.

Domenica ho dovuto salutare il mio computerino piccino che avevo portato per anni con me durante i periodi a casa della mia nonna materna.

Il piccolo danno che, inizialmente, era solo un piccolo scricchiolio all'apertura quando sollevavo la parte del monitor è andato degenerando fino a che il computerino non è finito praticamente in pezzi.

Avete presente la casa Usher di Poe?

Comunque sia, mi sono trovato nella necessità di sostituirlo e così, tra le varie opzioni ne ho scelto uno della stessa marca del portatile che uso abitualmente, quello, per intenderci, con il quale sto scrivendo questo post.

Il computerino nuovo è arrivato, mi è stato consegnato, nella mattinata di oggi.

Dopo pranzo, all'apertura del pacco ho notato che all'interno non era incluso il manuale utente e quindi mi sono trovato ad aver bisogno di contattare l'assistenza in quanto dal sito riuscivo a scaricare solamente il manuale d'uso di un modello precedente.

Ho iniziato con il contattare la chat online del sito del produttore ma mi è stato detto che per informazioni di quel tipo avrei dovuto contattare il supporto tecnico, attivo 24 ore su 24.

Mi è stato fornito il numero telefonico che io ho prontamente composto e mi sono sentito rispondere da una voce femminile, come se ne sentono tante.

A cominciare a farmi sorgere qualche sospetto è stato il nome dell'assistente di turno, un nome che non ricordo di preciso ma che mi è parso subito poco umano.

Infatti, nemmeno il tempo di riflettere su quel particolare che la voce mi ha spiegato che lei era un'assistente virtuale creata con Intelligenza Artificiale avanzata.

Ha poi aggiunto: "Può parlare con me come parlerebbe con un umano".

Infatti io mi sono rivolto a lei parlando normalmente e lei non solo non mi ha chiesto di ripetere perché non riusciva a capire, cosa che mi è capitata anni fa quando ho dovuto rivolgermi all'assistenza di un altro sito, ma ha capito alla perfezione ciò che volevo e mi ha fornito il sito dove andare a recuperare, alla bisogna (non l'ho ancora fatto) il manuale utente.

Non l'ho ancora fatto perché ho cominciato a lavorarci dietro e, obiettivamente, non credo mi servirà consultare il manuale visto e considerato che sono riuscito a impostare tutto quanto, email etc., senza alcun intoppo e senza dover inserire password che avevo la quasi certezza di non ricordare.

Ora, eccoci alla nota amara che vi ho anticipato all'inizio; se mi fa piacere che gli assistenti virtuali siano evolute in questo modo, tanto da essere state dotate anche di voci umane che non le fa assomigliare a tante copie di Hal9001 di "2001: Odissea nello spazio" e che riescono a comprendere le richieste e a prestare prontamente assistenza non posso non pensare che, fino a non molto tempo fa, a rispondere ai vari servizi assistenza c'erano esseri umani e che ora sono stati soppiantati da evoluzioni sempre più perfezionate dell'Intelligenza Artificiale.

Da persona che, per formazione, è un tecnico e un informatico, nonché uno che ha trattato dell'Intelligenza Artificiale e delle sue possibili future applicazioni nel tema di Maturità, come ho già detto in un altro post, non posso negare che questi sviluppi tecnologici fanno parte e ne faranno in maniera sempre maggiore del nostro mondo, però non posso non dispiacermi al pensiero, come ho detto sopra, che questi sviluppi sempre più perfezionati e forsennati della tecnologia stanno sostituendo e non coadiuvando gli esseri umani.

Per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


mercoledì 22 aprile 2026

Come i conigli nei campi

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ci ritroviamo insieme per una nuova riflessione il cui spunto mi è stato offerto dalla mia nuova lettura.

Stamattina, come ogni mercoledì, ho avuto il mio turno da volontario presso la nostra biblioteca cittadina e sbirciando tra le novità presenti nel salone principale mi è caduto l'occhio sul libro autobiografico di Manuel Vilas intitolato "Il miglior libro del mondo", edito da Guanda e tradotto da Bruno Arpaia.

La prima cosa che mi ha colpito è stato, proprio, l'incipit del libro: "Domani compio sessant'anni e ancora non so cosa sia stata la mia vita, è corsa veloce come conigli nei campi..."

Mi ha colpito così tanto perché, come ha detto una volta Erri De Luca, in ogni libro, c'è una frase che sembra sia stata scritta proprio per il lettore.

Ebbene, quella frase, in questo libro, Manuel Vilas l'ha voluta mettere, a scanso di equivoci o dimenticanze, proprio come incipit.

 Infatti, seppure tra me e lo scrittore spagnolo corrano dodici anni di differenza, se devo essere onesto, a metà circa del mio cinquantunesimo anno d'età nemmeno io posso dire di sapere cosa sia stata la mia vita fino a questo punto.

Anche la mia come quella di Manuel Vilas "è corsa veloce come conigli nei campi" e come i conigli in fuga zigzagante nei campi è stata inafferrabile, elusiva, sfuggente.

A volte mi ritrovo a chiedermi quale mai sia il mio compito su questa nostra Terra, in questo nostro Mondo.

Infatti, come forse ho già accennato tra queste pagine (anche se non ne sono del tutto certo), ho cambiato, ho passato, talmente tante vite in questa sola, per giunta parziale molto parziale, come spero e mi auguro, da averne perso il conto.

In un'altra vita, così rispondo a chi dice di aver trovato notizie di miei vecchi libri, scritti o tradotti e, in effetti, si tratta proprio di un'altra vita, anzi di altre vite.

Altre vite che hanno in comune quella che è la mia stanza da letto, stanza dove passo la maggior parte delle mie giornate e che è stata teatro, appunto, di ognuna delle mie vite nella vita.

Anche per questa sera siamo giunti al termine anche se pure su questo tema voglio tornare e tornerò presto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


martedì 21 aprile 2026

Siamo isole

Salve a tutte e tutti voi!



Anche questa sera rieccoci di nuovo insieme per questa nostra riflessione serale in compagnia.

D'accordo il titolo fa già presagire qualcosa che, idealmente almeno, confligge con il concetto di compagnia ma, a ben vedere, non così tanto.

Siamo isole, considerazione amara ma, a mio modo di vedere, veritiera.

Forse è questo nostro essere tante isole nella corrente della vita ad aver fatto perdere il senso di comunità; quantomeno di comunità autentica.

Infatti, in quanto isole ci capita, occasionalmente di ritrovarci assieme, riunite in atolli cangianti e presto disciolti però sempre isole rimaniamo. 

A far di noi delle isole è la nostra incapacità di aprirci, con sincerità, agli altri; la nostra incapacità, in certi casi forgiata e resa più robusta dalla paura, di condividere il nostro vissuto, con i suoi problemi e le sue gioie, con le altre persone.

Spesso ci capita di vedere, di incontrare, persone che portano con sé e su di sé carichi pesanti e insostenibili ma non siamo in grado di farci loro prossimi e di condividere tali fardelli, troppo concentrati come siamo, a pensare ai nostri di fardelli.

E pensare che un tempo era la società il fondamento del vivere civile; una società nella quale tutti per quanto potevano e riuscivano a fare si aiutavano e sostenevano vicendevolmente.

Oggi, in questa nostra società ad alto tasso di tecnologia, abbiamo smarrito la capacità di aiutare, la capacità, come dicevo sopra, di farci prossimi degli altri.

Non tutto, però, è ancora perduto.

Dobbiamo, dobbiamo con urgenza, riacquisire la capacità di essere, di diventare, una comunità di mutuo aiuto.

Solo così potremmo riuscire a vivere meglio anche noi stessi.

Anche per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

lunedì 20 aprile 2026

Capire il gioco

Salve a tutte e tutti voi!





Anche questa sera eccoci assieme per una nuova riflessione in compagnia

Argomento di questa prima riflessione settimanale sono i trucchetti messi in atto attraverso le pubblicità e i metodi per smascherarli ed evitare di cascarci.

Prendiamo ad esempio le pubblicità di certe case editrici che girano online e che dicono, ad esempio, che se il tuo libro non vende non è colpa del libro ma del fatto che il nostro mercato editoriale è solo una parte molto esigua del mercato editoriale mondiale (bella scoperta!) e che quindi cominciano a propinarci una tirata sulla necessità di tradurre il proprio libro in altre lingure per poterlo distribuire con successo anche sui mercati stranieri.

Intendiamoci, niente di male da parte loro; anzi, tutto perfettamente nella norma.

D'altronde loro gestiscono la propria azienda editoriale, azienda che magari offre anche servizi di traduzione (chiaramente a pagamento, perché a gratis non vi fanno nemmeno un sorriso a denti stretti) e quindi questo è il loro modo per invogliarvi a investire anche nel loro servizio di traduzione.

Tutto a posto, dal loro punto di vista.

Ora veniamo a noi.

Bisogna capire che questo è il loro gioco e che noi dobbiamo, non solo capire che questo è il loro gioco ma dobbiamo avere la lucidità di chiederci se effettivamente noi vogliamo far tradurre il nostro libro e distribuirlo all'estero.

Questo perché quel che queste pubblicità non dicono e anche questo fa parte del loro gioco delle parti di pirandelliana memoria è che, piaccia o meno, i libri sono, per loro natura, dei beni voluttuari; non come pellicce e gioielli ma pur sempre beni che, in tempi di non vacche grasse come questi, passano, ahimè, lo dico da autore, in seconda fila, o anche terza, quarta e così via, nella lista delle spese e che, anche se il libro effettivamente vale e se viene tradotto e distribuito all'estero, se i potenzialo acquirenti esteri si  trova nelle stesse ambasce economiche di quelli nostrani, il nostro libro rimarrà, come qui, invenduto o quasi.

L'argomento è molto più ampio e vasto e ci tornerò anche nei prossimi giorni.

Per oggi è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

domenica 19 aprile 2026

Riappropriarsi dei propri ritmi

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questa domenica sera ci ritroviamo insieme a riflettere in compagnia su un tema che diventa sempre più fondamentale in questa società che viaggia a ritmi vertiginosi.

Il tema, come dico anche nel titolo, è la nostra necessità di tornare a riappropriarci dei nostri ritmi naturali.

Ritmi più lenti, più umani o, se preferite, per dirla con un'espressione che a me piace molto, più a misura d'uomo.

In quest'epoca, un'epoca iniziata già da tempo, con l'avvento e la presenza sempre più pervasiva di strumenti quali, per fare un esempio, gli smartphone, in quest'epoca, si diceva, nella quale tutto viaggia a velocità insostenibili per l'essere umano, velocità che accrescono il livello di frenesia e, di conseguenza, di stress, provocando non pochi problemi alla nostra salute, diventa necessario, anzi fondamentale, riappropriarci, riconquistare i nostri ritmi; ritornare a vivere a ritmi e a velocità più blande.

Ci hanno portato a credere che per vivere bene dobbiamo essere sempre in movimento, sempre impegnati, sempre sul pezzo ma non è così; dobbiamo tornare a rallentare, non fermarci ma rallentare, dobbiamo tornare a ritmi di vita meno frenetici, meno carichi di inutile stress.

Che corrano pure i fautori di questa grande illusione, se proprio gli fa piacere e buon pro gli faccia ma noi ricominciamo a ragionare con la nostra testa e a comprendere che queste velocità forsennate non fanno per noi.

Come ho detto, non intendo che dobbiamo fermarci di colpo ma ricominciare a marciare anziché a correre o, a correre al nostro passo, anziché a quello di strumenti che, per loro natura sono velocissimi o, come diceva il mio insegnante di Informatica delle superiori, espressione che ho già utilizzato in passato, "idioti velocissimi".

Torniamo a essere lenti, anche lentissimi se questo è il ritmo che ci è più congeniale, ragionatori e vedremo dei miglioramenti già nel breve periodo.

Anche per questa sera siamo giunti alla conclusione.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


sabato 18 aprile 2026

La tecnologia ci rimpiazzerà?

Salve a tutte e tutti voi!


Anche in questo sabato sera eccoci di nuovo assieme e pronto a condividere una nuova riflessione in compagnia.

Oggi voglio soffermarmi a riflettere su una questione che ritorna ciclicamente, una paura per meglio dire.

Ossia la paura che la tecnologia ci possa rimpiazzare.

Il pericolo c'è? Secondo me ci sarà se glielo permetteremo noi.

In che modo?

Continuando la discesa lungo il piano inclinato, sì lo so l'ho già utilizzata questa metafora ma mi sembra che calzi a pennello anche in questo caso.

Dicevo di questo nuovo piano inclinato, ossia il piano inclinato della comodità che diventa quotidianità.

Mi spiego meglio.

Il concetto di comodità ha senso ed è giusto se non diventa la regola.

Se noi delle comodità della tecnologia usufruiremo anche quando potremmo farne tranquillamente a meno allora sì che correremo il rischio che la tecnologia prenda il sopravvento su di noi.

Intendiamoci, non ci sarà nessuna invasione di androidi con pessime intenzioni, semplicemente diventeremo schiavi della tecnologia che ci sostituirà, nel senso che ci legherà a lei rendendoci, poco a poco incapaci di farne a meno.

Di questo dovremmo, anzi dobbiamo preoccuparci ora che siamo ancora in tempo; di continuare a fare in modo di non diventare schiavi delle comodità offerte dalla tecnologia ma di utilizzarle solamente quando ci servono davvero e per il resto continuare a sfruttare e sviluppare le nostre capacità umane e la nostra umana intelligenza.

Anche per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


venerdì 17 aprile 2026

Moltitudini contraddittorie

Salve a tutte e tutti voi!




Anche questa sera è giunto il momento della nostra riflessione in compagnia.

Stasera l'argomento sarò io o meglio le moltitudini in perenne contraddizione che mi abitano.

Come sapete, in questi ultimi giorni mi sto appassionando, non mi sono appassionato, non è una cosa passata ma è un qualcosa in continuo divenire, al discorso inerente l'abitare noi stessi e alla comprensione che ognuno di noi è abitato a sua volta da una serie di personalità in perenne contraddizione.

Un esempio che mi riguarda e che è freschissimo.

Oggi pomeriggio, navigando, scrollando, su Instagram mi sono imbattuto a più riprese in pubblicità, in inserti pubblicitari, nei quali attori e attrici fuori di sé dal giubilo, dichiaravano come l'Intelligenza Artificiale, abbinata alla pubblicità delle loro pubblicazioni, avesse permesso loro di vendere quantità incredibili in tempi assai ristretti.

A questo punto, io che sono da sempre piuttosto restio ad affidarmi all'Intelligenza Artificiale per la creazione di contenuti che non siamo immagini, mi ero quasi convinto a sfruttare a mia volta l'Intelligenza Artificiale per creare un booktrailer per la mia raccolta di haiku e di questo ho dato notizia sul primo diario.

Poi, passata nemmeno mezz'ora, scrivendo sul secondo diario, sì perché quest'anno tengo due diari non uno, ho iniziato dicendo come avevo intenzione di procedere con questa operazione di creazione di un video pubblicitario per la mia raccolta di haiku per concludere che, in fondo, le immagini, creata con ChatGpt in quanto, come ho scritto a più riprese tra queste pagine io ho la stessa competenza in campo grafico che ho in campo linguistico con il sanscrito antico e che, quindi, avrei proceduto alla creazione in proprio  del filmino pubblicitario come lo chiamo io.

Come dice Walt Whitman in un brano di "Canto di me stesso": "Mi contraddico? Certo che mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini".

E chi sono io per contraddire il grande Whitman?

Anche per questa sera è davvero tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi, da me e dalle mie moltitudini contraddittorie, per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

giovedì 16 aprile 2026

Siamo eterodefiniti

Salve a tutte e tutti voi!



Rieccoci assieme anche in questo giovedì sera per una nuova riflessione in compagnia.

Anche oggi voglio tornare sull'argomento, sulla questione, che in questo periodo più mi sta appassionando, ossia quella della capacità, della necessità di imparare ad abitare noi stessi.

Come ricorderete nella definizione di abitare se stessi si fa riferimento anche al giudizio degli altri.

Ora, però, mi corre l'obbligo, per dirla in termini estremamente burocratici, di fare una precisazione.

Il giudizio degli altri su di noi, la definizione che gli altri danno di noi, per tutti noi, sono una realtà.

Non possiamo prescindere né dal giudizio altrui né dalla definizione che gli altri danno di noi.

Mi spingo ancora più in là affermando che noi abbiamo bisogno che gli altri ci definiscano, che gli altri ci dicano che siamo utili, che possiamo fare parte di un determinato gruppo, di un determinato ambito; sono bisogni che rientrano nella piramide dei bisogni dell'uomo di Maslow.

Quindi non è dal giudizio altrui che chi sa abitare se stesso sfugge.

No, chi sa abitare se stesso accetta il giudizio e la definizione di se stesso data dagli altri ma pesa queste cose nella maniera giusta, non facendosi bloccare in un fermoimmagine che gli impedisca di evolvere.

Infatti il giudizio e la definizione altrui non sono né devono essere limitanti; limitati sì, in quanto riguardano una data persona, limitanti per noi no.

Noi siamo come ci definiscono le altre persone ma non siamo solo quelli.

Come ho titolato il mio post di ieri, parafrasando Walt Whitman, noi conteniamo moltitudini.

Quindi, concludendo, non dobbiamo aver paura di venir definiti dagli altri ma non dobbiamo, allo stesso modo, lasciare che tali definizioni ci limitino in alcun modo.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


mercoledì 15 aprile 2026

Conteniamo moltitudini

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questa serata di mercoledì ci ritroviamo insieme per la nostra riflessione quotidiana in compagnia.

Come certamente ricorderete nel post di lunedì ho affrontato la questione di abitare noi stessi.

Ebbene, per poterlo fare e per poterlo fare bene, anzi al meglio, dobbiamo innanzitutto capire che noi abbiamo in noi un intera varietà di realtà, spesso in contraddizione, in rapida e continua contraddizione, tra di loro.

Per ognuno di noi vale quello che diceva di se stesso Walt Whitman:

"Sono vasto, contengo moltitudini".

Ognuno di noi ha in sé vastità immense e in continuo mutamento e in continua contraddizione.

Non ci credete? Pensateci bene, rifletteteci con attenzione. Quante volte ci capita di cambiare idea, su un dato argomento, nel breve giro di un minuto o poco più? Che dire poi del fatto che amiamo stare in compagnia ma che ricerchiamo, in certi casi, la solitudine?

Questo non è casuale ma è frutto delle sfaccettature del nostro essere; del nostro possedere un Io diffuso.

Non dobbiamo, non dovete temere, il fatto di custodire in voi svariate varianti (scusate il mezzo bisticcio di termini) di voi stessi.

Anzi, l'accettazione di questo asserto vi permetterà di rapportarvi al meglio anche con gli altri.

In questo risiede la parte del concetto dell'abitare noi stessi, che prescrive di conoscersi profondamente.

Ed, inoltre, l'accettazione delle nostre moltitudini interiori ci permetterà anche di arrivare ad accettarci e amarci senza farci condizionare in alcun modo dal giudizio altrui.

Anche per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


martedì 14 aprile 2026

L'importanza dei ringraziamenti

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questo martedì sera ci ritroviamo ancora insieme per una nuova riflessione in compagnia.

Questa sera a recitare la parte del leone è una delle parti di un libro che meno vengono degnate di attenzione, vale a dire i ringraziamenti.

Confessiamocelo, amici miei, quanti leggono con attenzione la sezione dei ringraziamenti?

Quasi nessuno e, intendiamoci bene, non è certo una cosa di cui vergognarsi.

Eppure, la sezione ringraziamenti del saggio di economia dei Danny Dorling intitolato "Rallentare. La fine della grande accelerazione e perché è un bene", edito da Raffaello Cortina Editore e tradotto da Giancarlo Carlotti, mi ha colpito in maniera particolare, anzi direi in maniera speciale e questo, non solo perché occupa più di due pagine ma anche e soprattutto perché l'autore, oltre a ricomprendervi un gran numero di persone, dai parenti stretti, agli amici, ai conoscenti, agli studenti fino all'editor ma, a colpirmi in modo così speciale è stata una frase nella quale l'autore ammette che "libri come questo sono sempre il parto di una grande squadra".

Trovo sia un bellissimo riconoscimento di gratitudine per il lavoro di tutte quelle persone che, spesso troppo spesso, rimangono in ombra.

Anche per stasera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buon serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


lunedì 13 aprile 2026

Abitare noi stessi

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ci ritroviamo assieme per condividere un momento di riflessione.

Il post di stasera tra il proprio titolo dal concetto filosofico e psicologico dell'abitare se stessi, che indica "la capacità di prendersi cura della propria interiorità, conoscersi profondamente e vivere in armonia con i propri valori, pensieri ed emozioni arrivando, riuscendo, a costruire una casa interiore, trasformando la solitudine in un'opportunità di crescita non dipendendo dal giudizio altrui".

Questo tema mi è stato suggerito dal libro di una carissima amica che mi ha chiesto di darle una mano a rivedere quanto ha scritto e, la parte che mi ha inviato ieri sera, si chiudeva proprio con una considerazione legata all'imparare ad abitare se stessi.

La cosa potrebbe, a tutta prima, sembrare abbastanza abbordabile ma, non lo è e non lo è principalmente per due ragioni che ora vi vado a illustrare.

Non è fac3le imparare ad abitare noi stessi, innanzitutto perché per farlo bene, come recita la definizione che ho riportato all'inizio e che ho preso, in parte rielaborandola, da Google dovremmo arrivare a conoscerci profondamente il che comporta una seria analisi introspettiva che non tutti siamo in grado di attuare né, per alcuni almeno,  vogliamo attuare, in quanto vorrebbe dire scavare nel profondo di noi andando a incontrare anche quei fantasmi che teniamo così ben nascosti.

In secondo luogo la cosa, l'imparare cioè ad abitarci come si deve, risulta difficoltosa perché siamo troppo abituati a conformarci all'idea che gli altri hanno di noi e quindi, recitando così tante parti in commedia perdiamo di vista quello che è il nostro vero io e quindi se arriviamo a non sapere chi siamo veramente come possiamo pensare di imparare ad abitarci?

Vi lascio anche un terzo motivo d'inciampo nel nostro cammino per imparare ad abitare noi stessi che è dato dal primo punto della definizione, vale a dire "prendersi cura della propria interiorità", ossia, in altre parole, occuparci di noi stessi, prenderci cura di noi stessi; qui la pietra d'inciampo è data dalle sovrastrutture che alimentano la falsa credenza che se pensiamo, anche solo una volta ogni tanto, a noi stessi questo faccia di noi degli egoisti e nessuno di noi, salvo rarissime eccezioni date da persone talmente padrone di se stesse da non curarsi del giudizio altrui, tanto in positivo che in negativo, vuole incorrere nel rischio di vedersi appioppare l'esecranda etichetta di egoista.

Nonostante tutte queste difficoltà, però, dobbiamo, dobbiamo assolutamente, imparare ad abitare noi stessi o ci ritroveremo insoddisfatti e senza sapere chi davvero noi siamo.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


domenica 12 aprile 2026

Restare bloccati

Salve a tutte e tutti voi!



Anche oggi è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Stasera voglio riflettere con voi di come si subisca una sorta di blocco o di rifiuto nei confronti di determinati libri o brani musicali.

Non ho ancora ben capito, anzi non lo capisco proprio per nulla, come sia possibile questo fatto ma, quando un libro o una canzone o un libro vengono ricondotti o legati a un fatto spiacevole nei loro confronti scatta un effetto rifiuto.

Come sia mai possibile che il ricordo di un fatto spiacevole, triste o doloroso venga così inscindibilmente legato a un brano musicale o un libro o, persino, a un luogo.

A me è capitato in un paio di occasioni e in entrambi i casi a risentire di questo effetto rifiuto sono stati due libri.

Entrambi gli episodi risalgono a molti anni fa, ormai eppure nessuno di quei due libri si è ancora liberato da quel nefasto incantamento.

Capisco ricordare gli eventi ma che anche quei due libri debbano risentire ancora di quegli eventi e che ogniqualvolta mi capita di prenderli in mano io resti bloccato e impossibilitato anche solo a pensare di aprirli è tuttora un mistero.

D'altronde, mi sembra normale che, dal momento che se determinati luoghi, brani musicali o libri possono essere legati ad accadimenti lieti, lo debbano essere anche, a rovescio, ad accadimenti spiacevoli.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


sabato 11 aprile 2026

Cosa sarà?

Salve a tutte e tutti voi!




Anche in questa tarda serata di sabato ci ritroviamo per una nuova riflessione in compagnia che sarà improntata a una serie di domande.

Prima domanda della serie. Cosa sarà che, quando finalmente riusciamo a dire quello che volevamo dire da sempre nel momento esatto nel quale vogliamo dirlo poi, anziché essere soddisfatti perché, finalmente, siamo riusciti a rispondere a tono ci ritroviamo a essere dispiaciuti o tristi?

Oppure, cosa sarà che ci porta a non essere mai completamente felici e soddisfatti, quantomeno non per un tempo lungo, nemmeno quando riusciamo a fare quello che ci siamo tanto impegnati per riuscire a fare?

Cosa sarà che ci rende perennemente insoddisfatti?

Sarà mai possibile che noi non si riesca mai a gioire nemmeno per i traguardi che abbiamo lungamente agognato di raggiungere?

Cosa sarà che non ci permette mai o quasi mai di goderci nulla per un tempo che possa essere ritenuto soddisfacente?

Cosa sarà che ci fa sentire svuotati poco, pochissimo tempo dopo aver raggiunto un traguardo il cui raggiungimento ci è costato tanto impegno e tanta fatica?

A queste domande, al momento almeno non ho risposte valide da dare, quindi le lancio nell'etere nella speranza che, magari, voi che leggete possiate aiutarmi a dare delle risposte o quantomeno un senso a questa perenne insoddisfazione.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

venerdì 10 aprile 2026

Entrare nelle vite altrui

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questo venerdì sera eccoci di nuovo assieme per una nuova riflessione in compagnia.

L'argomento di oggi sono le nostre scappatelle nelle vite altrui.

Capita, infatti, che a volte noi si riceva il permesso da parte di amici, conoscenti o persone incrociate in un'occasione soltanto, di entrare nelle vite degli altri.

Di entrare, parafrasando il titolo di un romanzo di Emmanuel Carrère in vite che non sono la nostra.

Dovremmo capire e capirlo bene che questo è un onore che ci viene fatto; una grandissima concessione da parte della persona o delle persone di turno.

Un onore che non a tutti è dato vedersi concedere.

Perciò noi che lo riceviamo dovremmo sempre dimostrare non solamente la nostra gratitudine ma anche il nostro rispetto per un terreno sacro, il terreno della vita altrui e, spesso, dei segreti che di quella vita sono parte.

Questo rispetto lo dovremmo, lo dobbiamo, per meglio dire, dimostrare entrando in quelle vite non come bulldozer ma con delicatezza e discrezione.

Le medesime delicatezza e discrezione che noi stessi vorremmo ci venissero riservate da quanti si trovassero a entrare nella nostra di vita.

Dobbiamo entrare nelle vite altrui in punta di piedi e senza disturbare, senza creare scompiglio.

Così dimostreremo di essere davvero degni dell'onore che ci viene accordato.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


giovedì 9 aprile 2026

Un sistema geloso

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ci ritroviamo per una nuova riflessione in compagnia.

Come anticipato nel post di ieri sera, stanotte, approfittando di un momento di insonnia parziale, non tutta l'insonnia vien per nuocere, ho fatto realizzare a ChatGpt il codice per la pagina personalizzata dedicata alla mia raccolta di haiku.

Gliel'ho fatto impostare in modo che possa ospitare il video o, come amo definirlo io, il filmino realizzato con le immagini basate su alcuni degli haiku che ho scelto tra quelli contenuti nel libro a scopo promozionale e ingolosente.

In fondo, come dice Woody Allen nelle prime battute di "Manhattan", il suo film che preferisco in assoluto, "Io questo libro lo devo vendere".

Lo devo e lo voglio vendere, anche perché ciò mi permetterà di portare a casa qualche soldo.

Comunque sia, il codice è stato realizzato in poco tempo e con tanto di foglio di stile.

Stamattina però, come sempre accade, ho scoperto, grazie all'Intelligenza Artificiale di Google, che quello di Google Sites è un sistema chiuso, un sistema geloso come l'ho definito nel titolo.

È un sistema che, non solo non ammette il caricamento di codici o pagine web da un editor Wysiwyg, un editor di pagine web com'era il mitico FrontPage di Microsoft ma non accetta, non digerisce bene i codici esterni in generale.

Li incorpora ma alle sue condizioni.

Niente paura, amici!

Questo piccolo intoppo mica mi impedirà di realizzare ciò che voglio.

Alla peggio, se cioè il sistema di Google Sites si dimostrerà refrattario a integrare come voglio io il mio codice, rivisto dall'Intelligenza Artificiale di Google che mi ha detto che sistemerà, integrandoli, codice html e relativo foglio di stile, beh, niente panico, vorrà dire che il signor Google Sites si sobbarcherà la realizzazione in proprio della pagina web della mia raccolta.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


mercoledì 8 aprile 2026

Una vetrina tutta per sé

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questa serata ci ritroviamo assieme per una nuova riflessione in compagnia.

Stasera voglio dedicare questo nostro incontro a un aggiornamento inerente una mia recente (ri)pubblicazione.

Tempo fa, due o tre anni fa più o meno, avevo pubblicato una piccola raccolta contenente i miei primi tentativi con la forma poetica dell'haiku.

Quella raccolta era rimasta in vendita su Amazon per qualche mese e poi avevo deciso di levarla dal commercio e praticamente me ne sono poi dimenticato per anni.

Fino a qualche tempo fa quando, grazie a una nuova copertina fatta realizzare da ChatGpt, ho deciso di rimetterla in vendita su Amazon, sia in edizione a copertina morbida che in formato ebook, col titolo invariato, vale a dire "I miei primi haiku".

Stasera, mentre tornavo a casa dopo aver ritirato le pizze, guardando il telefono ho trovato tra le email una inviata da Youcanprint nella quale mi veniva segnalato un video con alcune accortezze per pubblicizzare al meglio il proprio libro visto che, a loro dire, la vecchia tecnica non funziona più.

Questo accenno a una tecnica per pubblicizzare al meglio le proprie pubblicazioni unito a quello di Youcanprint mi ha fatto ricordare di quando, per la mia raccolta di scritti pirandelliani che avevo pubblicato con loro tempo fa, in formato ebook, loro mi avevano realizzato, su Amazon, una pagina personalizzata tutta per il mio ebook.

Da questo ricordo mi è venuta l'idea di chiedere al mio assistente virtuale di Intelligenza Artificiale, si legga ChatGpt, di aiutarmi a realizzare una pagina simile tutta dedicata a "I miei primi haiku".

 Pagina che verrà poi pubblicata su Google Sites e che, unitamente al filmino creato con alcuni haiku estratti dalla raccolta, potrà aiutarmi a vendere qualche copia.

Bene, anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte! 😊

Riccardo


martedì 7 aprile 2026

Una comunità in espansione

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questo martedì sera ci ritroviamo insieme a condividere una nuova riflessione.

Questa sera voglio parlarvi di un progetto editoriale che è giunto al secondo numero.

Si tratta di un'Antologia Letteraria nata dall'inventiva e dalla visionarietà della bravissima Monica Pasero che segna l'evoluzione cartacea del suo bellissimo blog, dal quale ha preso il nome. Oltrescrittura.

Il progetto sta evolvendo sempre più in qualcosa di diverso e più grande.

A me piace considerarlo un'autentica comunità formata da persone che, ogni mese, mettendo a frutto le proprie capacità e i propri talenti, sotto la sapiente guida di Monica Pasero, contribuiscono a creare quella che, all'interno del panorama editoriale nostrano e non solo è una vera e propria perla; una creazione, o, come preferisco chiamarla, una creatura di carta e inchiostro che racchiude, in ogni numero tanti contributi; contributi vari che però riescono a fondersi alla perfezione creando un tutto di estrema bellezza e interesse.

Questa comunità va crescendo e crescerà sempre più con l'andare dei numeri rendendo Oltrescrittura sempre più bella e imperdibile.

Vi invito caldamente, se già non l'avete fatto, a scoprire questa perla nel mare magnum dell'editoria.

Ne resterete incantati, ve l'assicuro.

Sparsi per questo post trovate i link per poter acquistare la vostra copia del nuovo numero della rivista e cliccando qui, potrete acquistare anche il primo numero.

Anche per questa sera è davvero tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


Convincere le persone

Salve a tutte e tutti voi! Anche questa sera sono qui con voi per condividere una nuova riflessione. Oggi la mia riflessione vi svelerà una ...