martedì 31 marzo 2026

Valutare nella totalità

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ho il piacere di condividere con voi questo momento di riflessione.

Stasera voglio riallacciarmi al post di ieri sera nel quale sottolineavo la necessità di valutare bene il proprio lavoro.

A tale proposito oggi mi è tornato in mente uno spezzone di un episodio di Perry Mason nel quale, non ricordo bene l'occasione, mi pare fosse a una cena, l'Avvocato del Diavolo, com'è anche conosciuto tra gli appassionati l'avvocato nato dalla penna di Erle Stanley Gardner, racconta un aneddoto che si riferisce a un famoso pittore, del quale ora mi sfugge il nome, al quale, durante una mostra, un possibile acquirente domanda il prezzo di una delle sue opere e il pittore gli risponde. Il dipinto in questione, di non grandi dimensioni, ha un prezzo molto alto e l'interessato chiede al pittore quanto tempo gli ci sia voluto a realizzarlo al che il pittore risponde che gli ci sono volute due o tre ore al che il primo uomo risponde scandalizzato se credeva equo chiedere quella cifra per due o tre ore di lavoro. A questo punto il pittore risponde che in quel prezzo non erano quantificate solo le due o tre ore necessarie all'effettiva realizzazione del dipinto ma anche gli anni di studio che per arrivare a quel dipinto gli ci erano voluti.

Con questo aneddoto voglio sottolineare il fatto, che spesso alcuni di noi dimenticano, che nella valutazione del lavoro andrebbe ricompresa anche tutta la maestria e l'impegno per poter imparare a svolgere quel lavoro.

Ben inteso, non voglio dire che si debbano conteggiare gli anni di scuola ma, tenere conto anche di quella che è, come ho detto poco fa, la maestria e in generale il lavoro pregresso quello sì.

Perché anche quello ci ha permesso di portare a compimento quel compito in quella maniera e tralasciare di considerarlo non sarebbe, anzi non è, giusto.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

lunedì 30 marzo 2026

Devo, dobbiamo

Salve a tutte e tutti voi!




Anche in questo ultimo lunedì di marzo, in questo inizio di settimana che ci condurrà alla domenica di Pasqua, rieccoci insieme per una nuova riflessione in compagnia.

Lo so, il titolo di questo post è strano ma non tarderete a capirne il senso.

I due verbi, alla prima persona singolare il primo e alla prima persona plurale il secondo sono legati da un discorso che, partendo da quella che è la mia esperienza si allargherà fino a ricomprendere un pubblico più vasto, molto più vasto.

La questione infatti riguardata, sì, me ma è una questione di carattere generale.

È una questione che attiene alla capacità di valutazione del proprio lavoro; alla capacità di una corretta valutazione e quantificazione del proprio lavoro.

Quante volte è capitato, a me ma sono certo anche a voi, quantomeno ad alcuni di voi, di vedersi affidato un compito e, una volta concluso, al meglio delle nostre possibilità, di sentirsi rivolgere la fatidica domanda, ossia "Quanto ti devo?"

Quanti di voi sono stati capaci di valutare in modo corretto ed equo il proprio operato e di proporre un compenso che, non obbligando il committente ad richiedere un prestito né a richiedere una linea di fido per pagarvi, non abbia nemmeno sminuito il vostro lavoro?

Si sentano, parzialmente, esclusi quanti, all'inizio del lavoro, già erano a conoscenza del budget a disposizione del committente.

Per quanto mi riguarda quella benedetta e fatidica domanda mi manda sempre in crisi.

Intendiamoci, non sono certo un asceta né ho l'abitudine di vivere d'aria quindi i soldi mi servono e mi fa piacere, nella giusta misura, riceverli.

Ciononostante, dato che non sono abituato a svolgere lavori dietro compenso, non so mai quanto sia giusto chiedere.

Ora mi salvano le applicazioni dell'Intelligenza Artificiale che mi aiutano, almeno in parte, a stabilire, almeno in linea di massima, quella che può essere una giusta valutazione.

Mi appoggio a loro in quanto mi rendo conto che, in passato, preoccupato com'ero di andare incontro, troppo incontro al cliente o committente di turno ho svalutato in maniera indegna il mio lavoro.

Non parlo di lavori fatti per conto di amici che avrei anche potuto svolgere gratuitamente ma per quanto riguarda altri casi.

E, se un certo punto di vista, come scrivevo all'inizio, è importante non strozzare il committente lo è anche e per certi versi anche di più non svalutare quello che è stato il proprio lavoro in quanto questo può sortire un effetto peggiore che non sparare una cifra alta, il che darebbe comunque l'idea di essere persone che sanno valutare il proprio lavoro.

Quindi, eccoci giunti al devo, dobbiamo del titolo.

Devo, dobbiamo, smettere di farci eccessivi problemi in fase di valutazione dei compensi.

Devo, dobbiamo, capire che se qualcuno ci assegna un compito, una mansione, da svolgere sicuramente ha stanziato una certa somma, un certo budget, per compensare poi il nostro operato.

Certo, aiuterebbe enormemente se, fin dal principio noi si fosse informati dell'entità di tale budget.

Ho detto che sarebbe cosa buona e giusta essere informati del budget del committente prima di iniziare il lavoro per poter anche decidere come impostare quel lavoro.

Comunque queste sono cose che si imparano col tempo, sono malizie, trucchi, del mestiere che si acquisiscono con l'esperienza che devo, dobbiamo o, per meglio dire, in questo caso, dovrò, dovremo, acquisire, con il tempo e prima sarà meglio sarà.

Anche per stasera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

domenica 29 marzo 2026

La riscoperta delle sopite passioni

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questa domenica sera torniamo a riunirci per una nuova riflessione in compagnia.

Prima di addentrarci in quella che sarà la materia di questa riflessione a mezzo post vi devo un chiarimento circa il titolo che potrebbe risultare ambiguo visto o, per meglio dire, letto così.

Le sopite passioni del titolo sono quelle che mi hanno portato a seguire il mio percorso di studi alle superiori.

Quindi non andate a pensare male, queste passioni sono quelle per l'informatica e, anche se a qualcuno che mi conosce bene e che, soprattutto, conosce quello che è stato il mio rendimento in quella materia, che pur mi è sempre piaciuta e mi ha sempre appassionato, la matematica.

In che modo le ho riscoperte?

Beh, l'informatica, che, bene o male, tanto o poco, ho sempre bazzicato l'ho riscoperta a pieno titolo grazie agli sviluppi recenti dell'Intelligenza Artificiale.

Per quanto riguarda la matematica l'ho riscoperta, nella sua accezione dell'analisi dei dati, grazie alla serie di promozioni editoriali che, ho già avuto modo di dirvi in altri post, sto portando avanti da tre settimane, quella che comincerà domani sarà la quarta promozione della serie, sul mio altro blog di Segnalazioni Editoriali.

In che modo delle promozioni editoriali si sposano con l'analisi matematica?

Beh, è presto detto.

Il legame, il collegamento come è più corretto dire, nasce dal mio bisogno di verificare i dati delle visite (letture?) ai miei post promozionali, per poi studiare quei dati e il loro andamento in tendenza, tanto sul blog quanto sui social, in special modo Instagram, per poter meglio  impostare le future campagne promozionali.

In special modo studierò i dati che via via riguarderanno le promozioni di genere poetico, dato che quelle di genere religioso/spirituale sono ormai terminate e l'analisi dei loro dati mi serviranno solo a capire quanto le mie promozioni siano state efficaci.

Ho deciso di tornare a occuparmi di analisi matematica dei dati perché voglio capire come riuscire a spingere al meglio questo nuovo genere di libri, anche alla luce dei dati non molto incoraggianti dell'ultima promozione, che ha avuto come protagonista una silloge poetica che ha visto un basso numero di visite (letture?) per quanto riguarda i post sul blog mentre ha visto impennarsi le visualizzazioni dei post e dei reels su Instagram.

Quindi questa analisi, per il momento parziale e solamente impostata, visto che si baserà, appunto, solamente sui dati relativi alla silloge poetica, mi servirà a capire come procedere, anche contando che i prossimi libri, come già quello di settimana scorsa, hanno già qualche annetto sulle rilegature e quindi devo essere quanto mai invogliante affinché le promozioni possano avere successo.

Non mancherò di aggiornarvi circa il successo di queste mie analisi e delle successive deduzioni.

Anche per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

sabato 28 marzo 2026

Analizzare i dati

Salve a tutte  e tuti voi!




Anche in questa tarda serata di sabato rieccoci di nuovo assieme per una nuova riflessione in compagnia.

Stavolta parleremo di analisi dei dati, in questo caso i dati relativi alle visite (letture?) dei post promozionali che da tre settimane a questa parte vado pubblicando sul mio blog di Segnalazioni Editoriali.

Erano giorni che volevo dare un'occhiata più attenta e da vicino a quei dati e così, oggi pomeriggio, subito dopo pranzo, ho provveduto a metterli nero su bianco su un bloc-notes.

Com'è andata?

Beh, premetto che non è possibile fare una valutazione globale dei libri che ho promosso finora perché i primi due sono di genere religioso/spirituale mentre il terzo è una silloge poetica, quindi, semmai, l'analisi, una prima analisi mi sarà possibile farla solo sui primi due che condividono, come ho scritto poco fa, l'appartenenza allo stesso genere.

Limitandomi alle nude cifre devo dire, questa conclusione fin qui la possa trarre, che a quanto sembra interessano molto di più i libri di argomento religioso/spirituale rispetto alla silloge poetica, la quale ha dati di lettura, enormemente inferiori, specie per i post relativi agli estratti dal testo.

Comunque, la mia analisi sarà gioco forza limitata ai dati delle visite; non posso sapere quante di queste abbiano poi sortito effetti a livello di acquisti dei libri in questione.

Un dato in controtendenza che ho notato è quello relativo ai reels su Instagram che erano più bassi all'inizio mentre adesso hanno preso slancio.

Nei prossimi giorni, già da domani facilmente, mi propongo di fare un'analisi più dettagliata avvalendomi di Excel perché devo decidere come approntare la strategia per le prossime promozioni.

Bene, anche per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buonanotte e buona domenica!

Con simpatia! 😊

Riccardo

venerdì 27 marzo 2026

L'(auto)illusione dell'Intelligenza Artificiale

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera torniamo a riunrci per una nuova riflessione in compagnia e anche stasera il soggetto di tale riflessione sarà l'Intelligenza Artificiale.

Più passa il tempo più mi vado facendo persuaso, come direbbe il Commissario Salvo Montalbano, che tutti noi, chi più chi meno, si stia vivendo in una bolla ipnotica.

In questa bolla ci siamo convinti, fortemente convinti, che l'Intelligenza Artificiale sia l'ultima frontiera o, per meglio dire, la frontiera ultima della tecnologia; quella frontiera oltre la quale non si può, non si riuscirà ad andare, la frontiera oltre la quale sarà impossibile ideare qualcosa di più perfetto di quanto non sia il nostro idolo moderno, l'Intelligenza Artificiale, appunto.

Questa credenza laica e pagana è dettata dall'ignoranza che ancora impera sulla materia.

Ci ostiniamo o almeno molti di noi lo fanno a non capire che l'Intelligenza Artificiale, come ho avuto più volte modo di dire, per quanto sia tecnologicamente molto, molto, molto avanzata è comunque uno strumento e pensare, anche solo lontanamente che potrà prescindere, sia pure in un'epoca lontana, totalmente da noi e dalla nostra Intelligenza Umana è un'illusione o, per meglio dire, un'autoillusione.

Certo se guardiamo agli utilizzi che dell'Intelligenza Artificiale si possono fare, alle sue pressoché sconfinate applicazioni, può apparirci come una creazione davvero fantascientifica.

Però, c'è sempre un però non dimenticatelo mai, basta averci a che fare, aver a che fare con una delle applicazioni basate sull'Intelligenza Artificiale per capire quanto questa concezione sia erronea, anzi errata.

La mia ultima riprova l'ho avuta giusto oggi pomeriggio.

Stavo creando con ChatGpt una serie di immagini per poter creare un reel da pubblicare su Instagram, con come soggetto il secondo estratto dalla silloge poetica che ho promosso nel corso di questa settimana sul mio blog di Segnalazioni Editoriali; la prima parte era pronta, lo sfondo era perfetto per la tematica della poesia in questione e l'ho comunicato a ChatGpt.

Quindi ho inviato la seconda parte della poesia e..

L'applicazione si è messa a creare l'immagine e... si è bloccata.

Dopo un'attesa di circa una decina di minuti ho mandato nuovamente, stavolta senza altri commenti del tipo "E ora la seconda parte..." e ChatGpt alla velocità se non della luce quasi mi ha creato l'immagine che le chiedevo e da lì nel giro di un quarto d'ora, forse meno, tutte le immagini erano pronte.

Cos'è successo con il primo invio della seconda parte?

Secondo me glielo avevo inviato quando l'applicazione doveva ancora chiudere il discorso precedente.

Quindi, vedete che aveva ragione il mio professore di informatica delle superiori quando ci diceva: "Ragazzi dovete sapere che i computer sono degli sciocchi velocissimi"?

I computer e tutte le loro evoluzioni, Intelligenza Artificiale compresa.

Anche per questa sera è davvero tutto.

Grazie infinite a  tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

giovedì 26 marzo 2026

Non si può sfuggire a se stessi

Salve a tutte e tutti voi!



Anche per questa serata eccoci di nuovo insieme per una nuova riflessione in compagnia.

La riflessione di questa sera mi è stata ispirata da una poesia.

La poesia in questione s'intitola "La città" e l'autore è Konstantinos Kavafis.

Si tratta di una poesia desolante nella propria onestà.

In questa poesia una persona afferma di voler lasciare una città, la propria città, per altri lidi, come si suol dire, perché si sente oppresso dalla propria città, sente che essa lo opprimerà a costringerà il suo cuore a vivere come un morto sepolto.

Il panorama che vede attorno a sé è desolante; vede le macerie della sua vita fino a quel momento le macerie degli anni che ha distrutto rimanendo lì.

Ci sarà, si dice l'aspirante fuggitivo, una città migliore di questa.

La risposta del poeta, sincera e, come ho scritto poco fa, desolante per l'aspirante partente è che non ci sarà alcuna città che lo accoglierà e gli permetterà di rifarsi una vita.

La città che è tanto determinato a lasciare lo seguirà sempre e con essa la macerie e il disfacimento della propria vita.

Quello che il poeta intende dare con la poesia "La città" è un importante monito ai propri lettori e cioè che non si fugge da se stessi, non si fugge dal proprio passato semplicemente abbandonandolo.

Lasciarsi il passato, un passato a cui non si sia data una soluzione, un passato i cui problemi rimangono irrisolti, è un'illusione.

Per poter sperare, almeno sperare di rifarsi una vita altrove, bisogna, prima e innanzitutto, chiudere i conti con il proprio passato; chiudere il capitolo e voltare pagina.

Solo così si riuscirà a lasciarsi dietro il passato con i suoi problemi; solo ed esclusivamente se si chiuderanno definitivamente tutti i conti in sospeso con il vecchio sé e con quella che è stata la propria vita anteriore.

Allora sì, si potrà partire, come canta Irene Grandi nella canzone che metto alla fine di questo post, portando con sé "la voglia di non tornare più".

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

mercoledì 25 marzo 2026

Fare per essere

Salve a tutte e tutti voi!




Anche stasera è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Stasera la riflessione mi è stata suggerita, per così dire dal libro che ho preso a prestito stamattina in biblioteca, vale a dire "Diario del tempo" di Lucia Calamaro, edito da Fandango Libri.

Il libro è il diario di due anni di assoluta disoccupazione dell'autrice, drammaturga e regista formatasi a Montevideo e Parigi prima del suo ritorno in Italia, a Roma per la precisione, dove sviluppa la scrittura scenica e la messa in scena prima di cominciare la collaborazione con il Teatro Nazionale di Roma.

Gli anni narrati in questo diario sono, per ammissione della stessa autrice, anni tremendi in quanto allo stato di disoccupazione si è accompagnata la solitudine sociale, il senso di colpa, una sorta di senso di colpa, verso gli altri che facevano mentre lei, non certo per propria colpa, non faceva, non poteva fare.

Questa sensazione viene acuita, è stata acuita, nel suo caso, dal fatto che la società nella quale noi tutti viviamo considera le persone per ciò che fanno prima che per quello che sono.

Anzi, come dico o per meglio dire suggerisco nel titolo fare è la condizione irrinunciabile per essere.

Chi non fa non è visto, non è considerato dalla società; è una sorta di ectoplasma.

Questo fatto, già di per sé drammatico, acquisisce ancor più drammaticità se si considera che, spesso e volentieri, chi non fa, non è che non faccia per propria libera e consapevole scelta ma bensì per una serie di congiunture che con la persona in questione c'entrano poco e niente.

Questo rende urgente un cambio di mentalità, rende urgente smettere di guardare a chi non lavora come a qualcuno che non ha voglia di farlo e cercare, invece, di rimuovere gli ostacoli che impediscono a ognuno di trovare un lavoro che possa contribuire al pieno sviluppo della persona umana.

Dunque è tempo di smetterla con stereotipi predigeriti e spesso, se non sempre, errati e di cominciare a cambiare il nostro punto di vista anche in questo senso.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

martedì 24 marzo 2026

Lavorare su se stessi

Salve a tutte e tutti voi di nuovo!




Come vi avevo annunciato questa notte ritorno tra voi anche stasera per un nuovo momento di riflessione in compagnia.

Tra le altre cose, piccolo intermezzo celebrativo, questo è il post numero 100 di questo blog e quindi permettetemi un momento di esaltazione.

Tornando o, per meglio dire, venendo a quello che sarà il tema di questa nostra riflessione del dopo cena il tema, come avrete senz'altro intuito dal titolo, si riallaccia all'esperimento che, ispirato dal libro di Sonia Scarpante intitolato "Pensa scrivi vivi. Il potere della scrittura terapeutica" ho iniziato sul finire della scorsa settimana, vale a dire un lavoro su di me.

È un lavoro entusiasmante, un viaggio dentro di me, attraverso tutte quelle cose che per tanto, troppo, tempo ho tenuto dentro.

È un lavoro di alleggerimento da tutte quelle zavorre che, senza che me ne rendessi nemmeno conto, mi portavo dietro e che mi appesantivano il cammino.

È un lavoro che viene portato avanti attraverso, come dice il titolo del libro in questione, la scrittura, una scrittura che si sta rivelando assai terapeutica.

È un tipo di lavoro che mi sento di consigliare, anzi raccomandare anche a tutti voi.

Mi sento di raccomandarvelo perché è liberatorio, sulla pagina bianca scaricate tutto lo stress e i fardelli che vi appesantiscono...

Bene, anche per stasera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima oc3asione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

Il viaggio condiviso

Salve a tutte e tutti voi!



Scusate il ritardo.

Ho perso la cognizione del tempo e ho bucato il post di ieri.

Va beh, dai, mica casca il mondo, no?

Quindi questo è, a tutti gli effetti, dal profondo della notte il nostro incontro per la riflessione in compagnia del martedì.

Mi pare ancora incredibile che la serata mi sia volata a questa maniera.

Mi sembra solo cinque minuti fa che ho guardato l'ora sul decoder della televisione ed erano le 22.00 e, invece, ho rialzato lo sguardo poco fa ed erano le 23.59.

Comunque sia, quel che non è stato fatto, non è stato fatto e pensiamo alla riflessione di oggi.

Come avete letto nel titolo oggi parleremo di viaggi e condivisione.

Sì, perché come va dicendo da un bel po' e come mi ha confermato anche la lettura del libro di Sonia Scarpante intitolato "Pensa vivi scrivi. Il potere della scrittura terapeutica", noi siamo fatti per condividere, in questo caso le esperienze, nella fattispecie quelle di viaggio; questo perché, essendo noi animali sociali se non condividiamo, se non ci relazioniamo con gli altri non siamo, autenticamente, noi stessi.

Quindi abbiamo bisogno di essere parte di una comunità e di comunicare, comunicare tutto quello che riteniamo opportuno condividere durante il viaggio dei viaggi che ci troviamo a compiere quotidianamente, anche se magari non ce ne rendiamo conto, anche se non ci sembra un vero viaggio, ossia il viaggio della vita, un viaggio che ci porta, giorno dopo giorno, a fare nuove esperienze e a interagire con persone nuove dalle quali apprendiamo cose che non sapevamo ancora e alle quali, in cambio, lasciamo un po' di noi stessi.

È un viaggio entusiasmante, a volte piacevole altre volte decisamente meno ma che comunque ci aiuta a diventare autenticamente noi stessi.

Ed è un viaggio che non possiamo fare a meno di condividere.

Bene, anche per questa volta siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione e chissà che oggi, magari, se ne avrò l'estro e l'ispirazione non faccia il bis e torni a trovarvi, come canta Lucio Battisti, "lo scopriremo solo vivendo".

Buonanotte e un felice martedì!

Con simpatia! 😊

Riccardo

domenica 22 marzo 2026

La società dell'almeno

Salve a tutte e tutti voi!



Anche questa sera siamo giunti al momento di una nuova riflessione in compagnia. 

Stasera voglio soffermarmi su quello che noi e la nostra società siamo diventati o, ottimisticamente parlando e volendo lasciare spazio a una ancora possibile marcia indietro, stiamo diventando.

Da quello che osservo sempre più spesso stiamo, a poco a poco, diventando una società che si accontenta.

Sempre più spesso sento dire: "Almeno ha fatto qualcosa...", "Almeno si sta dando da fare...", "Almeno è un inizio...", "Almeno questo..."

Queste espressioni mi mettono una grandissima tristezza perché mi danno l'idea di una società che si accontenta di poco e non aspira al meglio, una società che, quando è il momento di farlo, non pretende il meglio.

Stiamo sempre più tendendo a delegare, come dicevo nel post di ieri.

Con questo modo di fare finiamo per accontentarci del poco che almeno viene fatto; ci accontentiamo del meglio che niente non capendo, però, che a volte è meglio niente piuttosto che qualcosa di scarsa qualità, a volte è meglio niente anziché un almeno.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

sabato 21 marzo 2026

Il vizio di delegare

Salve a tutte e tutti voi!

 

Anche stasera è giunta l'ora per la nostra riflessione in compagnia.
Stavolta, o meglio anche stavolta, l'ispirazione mi è venuta da un video di Nicola Donti che, in questo video ha trattato della questione se il calo del quoziente intellettivo, il primo dopo parecchi anni, sia da attribuire più all'onnipresente e perennemente incolpata Intelligenza Artificiale o alla nostra crescente stupidità in quanto esseri umani.

Stupidità crescente dovuta all'inveterato vizio di delegare.

Deleghiamo, deleghiamo sempre, deleghiamo tutto o quasi.

Abbiamo cominciato molto tempo prima dell'avvento della tecnologia e dell'Intelligenza Artificiale.

Abbiamo cominciato a delegare perché ci tornava comodo e, da quel momento, il tarlo del delegare si è sempre più insinuato in noi e ci ha spinto ad abdicare ai nostri doveri e questo ha comportato un nostro progressivo impigrimento che ha interessato, col tempo, le nostre facoltà mentali e mnemoniche.

Ma questo non è certo un processo irreversibile; sarà sufficiente che riscopriamo, per esempio, del piacere di ricercare, di informarci, di memorizzare alcuni dati e il nostro quoziente intellettivo, poco alla volta, ne gioverà.

Lo so che siamo nell'era della tecnologia avanzatissima ma dobbiamo sempre ricordarci che qualsivoglia applicazione tecnologica non è altro che uno strumento a nostra disposizione e gli strumenti sono creati per servirci non per renderci loro schiavi.

Una volta capito ciò avremo risolto se non tutto il problema comunque gran parte.

Per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

venerdì 20 marzo 2026

Un viaggio entusiasmante

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ci ritroviamo assieme per condividere una riflessione.

Questa sera, per dire la verità, più che una riflessione vera e propria, si tratterà di un annuncio.

Sto per imbarcarmi nel viaggio più entusiasmante, anche se mi mette un po' di paura, che abbia mai fatto da che sono al mondo.

Sarà un viaggio per il quale non mi serviranno valigie pesanti ma semplicemente un quaderno ancora vergine e una penna.

Vi vedo che vi state fissando e state pensando che io sia o fumoso nelle mie affermazioni o un aspirante alla riapertura dei manicomi.

Fumoso sì, anche se per poco ancora, folle o pazzo nò.

Ora vi racconto tutto nei dettagli.

Ieri, in biblioteca, ho ripreso in prestito, l'avevo già preso tempo fa, il libro "Pensa scrivi vivi" di Sonia Scarpante.

Ebbene, questo libro propone, come l'autrice ha fatto con le persone di alcuni gruppi che ha diretto, un viaggio introspettivo, un viaggio alla scoperta o, in alcuni casi, alla riscoperta, di sé.

Per questo viaggio servono, come ho detto un quaderno nuovo e una penna che sappia accompagnarci in questo nostro viaggio al centro di noi stessi, nelle profondità del nostro animo.

La cosa, che la volta precedente non mi aveva non dico entusiasmato ma nemmeno colpito, stavolta mi ha subito interessato e ho deciso di provarci anch'io.

Ancora non so, se ne uscirà qualcosa né cosa ne uscirà.

Parto senza aspettative particolari ma con la voglia, questo sì, di ritagliarmi del tempo, possibilmente un po' ogni giorno, per esplorarmi e conoscermi meglio, senza freni né preconcetti o pregiudizi; porto con me solo la voglia di conoscermi meglio, di mettermi a nudo, di tirare fuori tutto quello che ho dentro, senza più nascondermi.

È il momento giusto e ne sento il bisogno.

Comunque, non temete, anche se non metterò tutto quanto qui sul blog, vi terrò aggiornati, almeno per sommi capi, sull'andamento di questo viaggio, specie nelle tappe più importanti.

Per questa sera siamo giunti ai saluti.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

giovedì 19 marzo 2026

Dobbiamo davvero temere le nuove tecnologie?

Salve a tutte e tutti voi!




Anche per questa sera è giunto il momento della nostra riflessione in compagnia.
Anche stasera, come già accaduto in precedenza, voglio soffermarmi a riflettere sulle nuove tecnologie, si intenda l'Intelligenza Artificiale.

Spesso sentiamo dire alla televisione o leggiamo sui giornali di quanto l'Intelligenza Artificiale possa fare meraviglie, di quanto ci rivoluzionerà le esistenze, di quanto, poco alla volta, renderà inutile, o quasi, il lavoro umano e altre sparate simili.

Io non so cosa queste persone intendano o quali applicazioni dell'Intelligenza Artificiale abbiano presenti per scrivere o dire simili cose.

Onestamente io è da qualche tempo che mi sono messo a esplorare, a sperimentare, alcune delle applicazioni dell'Intelligenza Artificiale e ho trovato, sì, in loro, strumenti utilissimi per le piccole ricerche di informazioni per scrivere dei brevi post sui social media o per realizzare immagini o altre cose in campo grafico, campo nel quale, come mi pare di avervi già confessato, non sono per nulla portato.

Per tutto il resto però, beh...

Facciamo così.

Per spiegarvi al meglio ciò che intendo vi racconterò un fatto che mi è capitato ieri sera.

Da un paio di settimane sono impegnato a promuovere, attraverso il mio altro blog, i libri di un uomo che mi aveva contattato in precedenza per pubblicizzare un evento culturale e, come sempre faccio, mi avvalgo dell'opera di ChatGpt per gli aspetti relativi alla grafica.

Ebbene, dato che oggi avrei iniziato a proporre il primo dei due estratti dal nuovo libro che sto promuovendo, ho chiesto a ChatGpt di realizzarmi delle immagini (data la lunghezza dell'estratto le ho detto di suddividerlo su tre immagini) che avrei poi utilizzato per presentare questo primo estratto su Instagram.

Quindi, fiducioso, ho inviato a ChatGpt l'intero estratto.

Ebbene, le prime due parti erano corrette, la citazione era esatta e anche la grafica scelta era assai calzante.

Quando ho controllato l'ultima immagine però mi sono accorto che ChatGpt, forse per comodità, aveva reinterpretato il brano; intendiamoci, niente di male, se non fosse che la citazione doveva essere corretta.

Allora io ho chiesto a ChatGpt di risistemare la terza parte.

Trascorsi pochi secondi, le va riconosciuto il merito di essere velocissima, ChatGpt mi restituisce la nuova versione o, per meglio dire, quella che avrebbe dovuto essere la nuova versione sennonché il risultato era, vai e vieni lo stesso di prima.

A questo punto ho preso una decisione e ho scritto: "Facciamo così, io ti mando il testo già suddiviso e tu mi realizzi le immagini, va bene?"

Risposta di ChatGpt: "Affare fatto!"

Vi giuro, quando ho letto quella risposta mi sono immaginato un ragazzino delle scuole medie arruffato che aveva tentato di risolvere un'espressione lunga e complessa e che si fosse sentito dire: "Tranquillo, ora la risolviamo assieme questa espressione".

Ora, io sarò strano però l'impressione che mi ha dato quella risposta della famigerata ChatGpt mi ha, da un lato, fatto sorridere e dall'altro mi ha fatto esclamare: "Ma davvero, secondo alcuni noi dovremmo temere questi strumenti?! Davvero, secondo alcuni, tra i quali l'autore del manuale "Convivere con ChatGpt", noi dovremmo coevolvere con questi strumenti?!"

E poi ho aggiunto, piuttosto ironicamente, "L'unica cosa che evolverà grazie a questi strumenti sarà la nostra santa pazienza".

Eh dai, su!

Ma davvero c'è che teme ChatGpt?

D'accordo, lo so, la risposta è affermativa ma chi crede che ChatGpt sia il babau vuol dire che non ha mai avuto modo di lavorarci.

Parliamoci chiaro, vale per lei come per tutti gli strumenti informatici, quanto affermato dal nostro insegnante di informatica delle superiori che definiva i computer, a quei tempi l'Intelligenza Artificiale stava muovendo i primi passi, degli sciocchi velocissimi.

Il livello di autonomia esecutiva di questi strumenti è, come ho detto sopra, quello di un ragazzino delle scuole medie (e sto largo).

Quindi, bando ai timori e cominciamo a familiarizzare con questi strumenti e non dimentichiamo mai che sono strumenti come gli altri, solo più, molto più, tecnologicamente avanzati.

Per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza, scusate la tirata piuttosto lunga e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

mercoledì 18 marzo 2026

Il concetto di prossimo

Salve a tutte e tutti voi!



Eccoci assieme anche in questo mercoledì sera per una nuova riflessione in compagnia.

Questa volta la riflessione mi è stata, come già successo in altre occasioni, da un libro che ho visto stamattina nella nostra biblioteca cittadina, alla fine del mio turno settimanale come volontario.

In particolare, a suggerirmi questa riflessione è stata una frase o, per meglio dire, uno spezzone di frase, che diceva, anzi dice dato che il libro c'è e domani mattina andrò a prenderlo a prestito, che noi, noi società occidentale, stiamo perdendo, gradualmente ma inesorabilmente, il concetto di prossimo.

L'introduzione si apre con una domanda, ossia, citazione se non esatta letteralmente quantomeno esatta a senso, perché i morti che non ci riguardano direttamente non ci toccano poi tanto?

E di seguito viene aggiunta la considerazione che ho riportato sopra, quella, cioè, della perdita del concetto di prossimo.

In effetti, quante volte assistiamo a dimostrazioni di un'indifferenza incomprensibile, per non dir di più e di peggio, nei confronti di morti causati, ad esempio, da uno degli ahimè tanti, troppi, conflitti in corso in questi anni?

Sembra quasi che la gente si sia assuefatta all'orrore della morte, di quel tipo di morte e non ne venga più colpita.

Vite spezzate archiviate nello spazio di un mattino o, quel che è peggio, fatte passare sotto silenzio dai media, magari a favore di notizie che, in un mondo normale, in una società normale, sarebbero degne, tuttalpiù di un trafiletto nelle pagine interne.

Siamo ormai giunti al punto di considerare la morte non più degna di figurare se non come titolo d'apertura quanto meno in un angolo della prima pagina.

Il motivo ancor mi sfugge ma è così e, invece, dovremmo uscire da questo stato di assuefatta narcosi e tornare a dare un peso, a dare il peso giusto, alle cose.

Speriamo che questo risveglio avvenga al più presto possibile.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

martedì 17 marzo 2026

Essere dei prismi che rifrangono la luce

Salve a tutte e tutti voi!



Anche questa sera è giunta l'ora per la nostra riflessione in compangia.


Questa sera sarà una riflessione che trae spunto dal film che ho guardato ieri sera, ossia il film biografico intitolato "Il Visionario Mondo di Louis Wain", un film del 2021 che narra la vita dell'artista Louis Wain, l'artista britannico famoso per i suoi disegni aventi spesso come soggetti dei gatti antropomorfizzati dai grandi occhi.

Ebbene, ad un certo punto del film, all'incirca a metà, Emily, la moglie di Wain, gravemente malata e condannata a morte da un cancro, dice al marito questa frase: "Tu sei un prisma su cui si rifrange il raggio della vita".

Questa frase mi ha colpito in maniera particolare per il fatto che allude alla capacità di Louis Wain di guardare alla vita con un occhio speciale, che la rende bella e gentile e, proprio come fa un prisma, colorata.

Erri De Luca, un giorno ha detto che in ogni libro c'è una frase che sembra scritta solo e soltanto per noi.

Questo vale anche per i film e l'ho scoperto ieri sera, proprio da questa frase.

Ma pensateci!

Quanto sarebbe migliore il mondo se tutti ci impegnassimo a essere "dei prismi sui quali si infrange il raggio della vita".

Pensate a quanto sarebbe più bello e ricco di colori.

Basterebbe davvero poco; solo riscoprire il bello che, nonostante tutto, c'è attorno a noi e rifletterlo in ciò che facciamo.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

lunedì 16 marzo 2026

Per un uso migliore del nostro tempo

Salve a tutte e tutti voi!



Questa sera questa nostra riflessione avrebbe dovuto vertere su un altro argomento, più leggero e ironico se volete, argomento che mi guarderò bene dal rivelarvi perché ho intenzione di utilizzarlo in uno dei prossimi post, magari anche già domani.

Il tema di questa nostra riflessione in compagnia è cambiato mentre guardavo un film stasera.

A un certo punto mi sono messo a riflettere e a pensare a quanto tempo noi, noi tutti, sprechiamo in cose infime.

Quanto tempo sprechiamo a discutere, spesso per inezie o per nulla, addirittura.

Non so se capita anche a voi ma a me capita, dopo un po' che ho discusso con qualcuno e torno sulla questione, di rendermi conto che tutta quella discussione è nata sul niente; entrambi dicevamo la stessa cosa ma lo avevamo fatto con parole diverse e questo ci aveva poi portato a non comprenderci e a far nascere la discussione, una discussione evitabilissima.

E poi ancora, quanto tempo perdiamo, sciupiamo, a odiare qualcuno, spesso e volentieri perché ci viene detto di farlo, dalla stampa, dalla televisione o da qualcuno che conosciamo.

Quanto tempo, ancora, perdiamo a giudicare gli altri, a cercare le pecche in ciò che fanno.

Che spreco, che ignobile sperpero di tempo prezioso!

Ma pensate come sarebbe meglio, quanto sarebbe più bello, se passassimo, se impiegassimo, il nostro tempo a volerci bene.

Quanto le cose andrebbero meglio se, anziché giudicare gli altri impiegassimo il tempo a comprenderli; se invece di andare in cerca dei loro errori per sottolinearli e rinfacciarglieli cercassimo invece, una volta trovati di capire cosa vi sia, comunque e sempre, di positivo da trarre da essi così da rapportarci con le persone in modo costruttivo, dando consigli, se ne siamo capaci o, in alternativa, dicendo loro "Va bene, hai sbagliato ma non è la fine del mondo".

Che bella sarebbe la nostra vita e come meglio speso sarebbe il nostro tempo se riuscissimo a far questo.

Come ho scritto in un post di qualche giorno fa anni fa ho collaborato con una realtà molto bella che aveva nome "Il Rifugio degli Esordienti".

Cosa c'entra questo con quello che ho scritto fin qui?

C'entra, perché la regola aurea del Rifugio era di andare in cerca del buono anche nel testo che di buono all'apparenza aveva poco o niente; riassunto con una frase a effetto si può dire "Il buono è ovunque, basta saperlo (e volerlo) trovare"!

Questa che, a quei tempi, mi pareva solo, come ho scritto poco fa, una regola aurea per i correttori di bozze ho poi capito che aveva in sé un significato più profondo e che spaziava al di fuori delle pagine dei manoscritti degli scrittori esordienti che si proponevano al Rifugio; era una preziosa regola di vita; qualcosa da tenere sempre bene a mente.

Il buono è ovunque e in ogni persona, basta avere la capacità di trovarlo, utilizzando un atteggiamento non giudicante.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

domenica 15 marzo 2026

La vergogna buona

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ci ritroviamo per un momento di riflessione comunitaria (oh mamma, quanto suona in stile setta!)

Comunque sia questa nostra riflessione serale si riallaccia, in un certo senso, a quella fatta giorni fa in questo post

Il post al quale alludo è quello intitolato Barbari 3.0 che si chiudeva con l'accenno al fatto che a costoro manca, del tutto o quasi, il senso del pudore, nell'accezione di sapere cosa sia, in cosa consista, la sfera del privato e di come sia doveroso, non solo giusto, rispettarla ed evitare di spiattellare sui social ciò che in quella sfera rientra.

Ecco, fatta questa doverosa, almeno per me, premessa iniziamo la riflessione vera e propria.

Questo post è nato da una vignetta di Zerocalcare nella quale il personaggio raffigurato diceva che la vergogna buona è il saper tacere quando non si hanno le competenze per esprimere un parere su un determinato argomento e concludeva affermando una cosa che è ahimè verissima e cioè che questo senso della vergogna buona oggi è assente.

Infatti, se ci pensate bene, oggi tutti si sentono in diritto di parlare, a proposito o a sproposito, come spesso succede, non importa, o meglio importerebbe ma a lor signori sembra non importare, di ogni argomento che ne abbiano cognizione e competenze o meno.

C'è insomma una sorta di bulimia comunicativa che fa in modo che i pareri degli esperti, dei veri esperti, della materia in questione, si perdano tra la folla.

Ho idea che farebbe un gran bene a tutti ripassare la lezione di Ludwig Wittgenstein che diceva: "Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".




Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione!

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

sabato 14 marzo 2026

Lavori a compenso

Salve a tutte e tutti voi!



In questa serata, tarda serata, di sabato ci ritroviamo nuovamente assieme per una nuova riflessione in compagnia.

Oggi, con voi, voglio parlare, come dico già nel titolo, di lavori a compenso, di lavori retribuiti.

Dovete sapere e chi mi segue anche sul mio altro blog lo sa benissimo che da questa settimana sto dando la mano a un nuovo amico conosciuto su Facebook al quale sto dando una mano a promuovere i propri libri.

Ebbene, dovete sapere che lui, sin dal primo contatto, ha parlato espressamente di un compenso che mi darà per questo mio lavoro di promozione e non vi nego che sentir parlare di compenso da subito mi ha dato una buona vibrazione, non perché io sia un avido attaccato al denaro, al Dio Denaro, come lo chiama anche Renato Olivieri in uno dei suoi più recenti romanzi col Commissario Giulio Ambrosio e anche uno dei più belli, aggiungo io; mi ha dato una buona vibrazione, dicevo, perché mi ha fatto capire di aver a che fare con una persona che, nonostante non abbia esperienze in fatto di promozioni sa comunque, capisce, comprende, quanto questo tipo di lavoro comporti dispendio di tempo, impegno e dedizione e capisce che queste cose hanno un valore che dev'essere conteggiato e adeguatamente, nella giusta misura, ricompensato.

Intendiamoci, finora non si è ancora parlato di cifre, in primis perché non ne ho parlato io e giustamente visto che sono solamente all'inizio di un lavoro che durerà settimane, forse anche più di un mese.

Così per curiosità io ho cominciato a cercare in Rete, anche interpellando l'Intelligenza Artificiale di Google, per capire quanto sia giusto chiedere come compenso.

La cosa però non mi ha convinto, così come non mi ha convinto il responso dell'app che mi sono creato, sperimentando Base44.

Perché non mi hanno convinto? Principalmente perché tanto l'Intelligenza Artificiale di Google quanto l'app che ho creato con Base44 partono dal principio che io sia, cosa che invece, allo stato attuale delle cose non sono, un freelance e che, quindi, debba pagare Iva, tasse e contributi, quindi le cifre sono state esorbitanti.

Poi, in questi ultimi giorni, mi è tornato alla mente che, ai tempi in cui collaboravo con una rivista letteraria online, io ho già svolto questo tipo di attività e che quindi un'idea di compensi equi da chiedere, meglio da fissare perché a me piace stabilire i compensi di comune accordo con la persona che mi assegna l'incarico, soprattutto quando si tratta di privati, ce l'ho e anche abbastanza precisa.

Una cosa importante in questi casi, però, sarebbe, uso il condizionale ma in realtà è un qualcosa da coniugare all'indicativo presente, opportuno conoscere il budget di cui la persona che ci assegna il lavoro dispone per questo particolare e specifico tipo di spesa; in parole povere quanto può spendere al massimo.

Questo permette di ragionare con precisione e stabilire un compenso equo, sia per me sia per la persona che mi ha affidato l'incarico.

Come potete vedere la mia formazione di ragioniere e i miei anni di contabile, ogni tanto, tornano a galla.

Vi terrò informati sugli sviluppi. Nel frattempo, se vi va, andate a dare un'occhiata al mio lavoro di promozione sul mio altro blog.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buonanotte e buona domenica!

Con simpatia! 😊

Riccardo

venerdì 13 marzo 2026

Applicazioni gratuite o a pagamento?

Salve a tutte e tutti voi!



Questa sera, pur se tardi, torno tra voi per una nuova riflessione che avrà, stavolta, come protagoniste le applicazioni, specie quelle più recenti basate sull'Intelligenza Artificiale.

A volte mi capita di sentire gente che si lamenta perché certe applicazioni, sia quelle più nuove che quelle di vecchia generazione, sono gratuite al momento in cui vengono scaricate ma poi, per poter essere usate con tutte le loro potenzialità bisogna sottoscrivere un abbonamento.

Se volete sapere cosa ne penso io e credo che lo vogliate altrimenti non sareste qui io sono d'accordo con questo modus operandi.

Lo sono perché, potendo utilizzarle gratuitamente un utente o aspirante tale si rende conto delle potenzialità dell'applicazione in questione e poi, una volta stabilito se e quanto quell'applicazione gli sarà utile, se e quanto spesso ne farà uso, potrà, potrà non dovrà badate bene, decidere di sottoscrivere l'abbonamento o, come succede, ad esempio per l'applicazione Base44. uno degli abbonamenti oppure continuare a utilizzarla a basso regime in versione gratuita oppure di disinstallarla se si renderà conto che quell'applicazione, sì è bella, sì è interessante ma non fa al caso suo.

Sapete qual è il problema in questi casi, secondo me?

Il problema è che noi, sì noi perché spesso mi ritrovo nel gruppo anch'io, ci sentiamo obbligati a utilizzare certe applicazioni perché la società, consumista anche a livello di applicazioni, sembra obbligarci, per poterci dire in, alla moda, a utilizzare anche l'ultimo grido di applicazioni, pur se noi, per quello che è il nostro lavoro o per quelli che sono i nostri interessi, ne faremmo a meno.

La soluzione a questo stato surreale di cose è riappropriarci di quel sommo e utilissimo superpotere che è il libero arbitrio; recuperiamo quello e saremo liberi di poter scegliere se utilizzare certe applicazioni oppure, una volta scaricate e testate, cestinarle senza doglianze.

La tecnologia dev'essere un aiuto non una moda.

Anche3per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

 Con simpatia! 😊

Riccardo

giovedì 12 marzo 2026

Personalità poliedriche

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera si è fatta l'ora della nostra riflessione comunitaria.

Questa volta lo spunto mi è giunto dal libro che sto leggendo in questi giorni, ossia "Il mistero dei numeri primi" di Fabrizio Tamburini.

È un libro molto affascinante, un po' perché riguarda il mondo della matematica che, pur non essendo mai stato una cima, come dicono dalle mie parti, è una materia che mi è sempre piaciuta e un po' perché l'autore scrive in un modo scorrevolissimo e molto divertente, tant'è vero che alla fine della dedica scrive "ai lettori, sperando che non mi prendano troppo sul serio".

Comunque sia, tra le varie personalità legate, in un modo o nell'altro al mondo della matematica che, già fin da questi primi capitoli, vengono nominate mi sono ritrovato a riflettere su come il mondo sia cambiato, anche nel modo di concepire gli studiosi.

Mi spiego meglio con tre esempi presi tra quelli citati nei primi capitoli, come dicevo, del libro.

Si tratta di tre studiosi che coprono un arco temporale amplissimo.

I tre personaggi sono: Eratostene (276-194 a. C.), Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716) e Johann Carl Friedrich Gauss (1777-1855).

Cos'hanno in comune questi tre Grandi Geni  della Storia?

Hanno in comune il fatto che, tutti e tre, hanno spaziato con le proprie conoscenze in molteplici campi dello scibile umano.

Per questo poco fa lamentavo il fatto che il mondo moderno si sia trasformato in un senso eccessivamente specialistico; ormai è difficile trovare qualcuno che sia non dico specializzato ai sommi livelli ma che si interessi e operi in più campi.

Invece, nell'antichità, fino diciamo a tutto il XIX Secolo, questa poliedricità era la norma.

Bene, anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

mercoledì 11 marzo 2026

Libri che fanno del bene

Salve a tutte e tutti voi!




Anche in questo mercoledì sera è giunto il momento della nostra riflessione in compagnia.
Stasera voglio parlarvi di libri, non di un libro in particolare ma di libri, libri in generale, libri che, come dico nel titolo, fanno del bene.

Com'è possibile che un libro, un oggetto inanimato, possa arrivare a fare del bene?

Può succedere e succede, succede più spesso di quanto voi non immaginiate, ve lo garantisco.

Succede grazie a un gran numero di iniziative solidaristiche legate al mondo dei libri.

Non pensate di dover andare a cercare chissà dove in Rete; vi basta girare per le vostre città e fare caso, alle vetrine delle librerie, alle locandine esposte, attaccate, alle vetrine delle librerie.

Fateci casi e scoprirete un mondo di solidarietà,

Non una solidarietà a parole ma una solidarietà fattiva; una solidarietà partecipata, molto più partecipata di quanto pensiate.

Vi assicuro che, ogni volta che mi capita di vedere quanto queste iniziative solidali siano vissute e condivise provo sempre una grande gioia.

Provo una grande gioia perché mi rendo conto che per il bene c'è ancora spazio, molto spazio, molto più spazio di quanto, a volte, si sia, pessimisticamente, portati a credere.

Bene, anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione!

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

martedì 10 marzo 2026

Un rifugio sicuro

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera ci ritroviamo insieme per una nuova riflessione in compagnia.

Inizialmente avevo in mente di scrivere nuovamente di come l'Intelligenza Artificiale sta influenzando e non sempre in bene anche le persone che dovrebbero essere le più preparate a gestirla ma poi mi è venuta un'idea migliore.

Infatti, questa sera voglio parlare con voi di rifugi.

Ai primi tempi della mia multiforme attività editoriale ho collaborato per un certo tempo, qualche mese, con una realtà molto bella che si chiamava e si chiama, ammesso e non concesso che esista ancora, "Il Rifugio degli Esordienti".

Si trattava di un gruppo, un bel gruppo, di persone che ricevevano manoscritti di vario genere da autori con il sogno di diventare scrittori e li valutavano, con cortesia, sempre con cortesia e sempre cercando, anche nei testi scritti meno bene, di trovare il punto o i punti che, nonostante tutto, funzionavano e fare in modo di sollecitare e incoraggiare l'autore o l'autrice di turno a lavorarci su, così da rendere il testo migliore.

Posso dire tranquillamente che se "Il Rifugio degli Esordienti" avesse avuto un motto questo sarebbe stato, "Non esistono testi impubblicabili, solo testi migliorabili".

E così, da un rifugio all'altro eccoci a parlare o, per meglio dire, a iniziare a parlare, di quello che potrei definire "Il Rifugio degli Autori e delle Autrici".

Stavolta non ci sono esordienti ma autori già con dell'esperienza in ambito editoriale, con opere pubblicate o autopubblicate ma che, anche in questo come nel precedente caso, anche loro come gli esordienti di prima, in cerca di quello che nel titolo ho definito un rifugio sicuro; un luogo nel quale trovare una casa dove abitare assieme a una comunità, da quando questa magnifica idea è stata lanciata dalla mia carissima amica Monica Pasero,  sul proprio sito Oltrescrittura, si è andata sviluppando una vera e propria comunità di autori e autrici che, giorno dopo giorno, si va sempre più allargando.

Questo un estratto di quello che è l'invito che Monica rivolge agli aspiranti abitatori di una di queste case degli autori:

"Profilo D’autore e D’autrice nasce con lo scopo di dare agli autori e alle autrici uno spazio in cui racchiudere il loro percorso letterario. Ogni autore avrà nella pagina dedicata, la sua biografia completa, le sue pubblicazioni, i link dove poterle acquistare, la lista delle sue eventuali pagine social, canale YouTube, sito, e una galleria foto.

Nel tempo l’autore potrà inviare aggiornamenti sulla sua evoluzione letteraria (come premi, eventi nuove pubblicazioni, interviste)".

Il progetto ha un costo annuale per ciascun autore che riguarda la gestione finanziaria per così dire dello spazio.

Per ogni altra informazione vi invito, anzi vi esorto, ad andare a dare un'occhiata sul sito Oltrescrittura così da potervi rendere conto di persona di cosa si tratta e di quello che serve per poter entrare a far parte di questa comunità di autori e autrici.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

Convincere le persone

Salve a tutte e tutti voi! Anche questa sera sono qui con voi per condividere una nuova riflessione. Oggi la mia riflessione vi svelerà una ...