
Anche stasera torno tra voi per una nuova riflessione sulla solidarietà. La solidarietà è, troppo spesso al giorno d'oggi, relegata, come ho già detto in uno dei miei post passati mi pare, ad argomento appannaggio esclusivo dei sacerdoti, della Chiesa in generale, oppure ad argomento "di sinistra".
È un grossissimo errore; un errore sesquipedale, a mio avviso. Lo è, un errore dei più grossi che qualcuno possa compiere, nella misura in cui si pensa che la solidarietà riguardi solo qualcuno e non la totalità delle persone, ci pensassero gli altri, quelli che vi sono deputati. Non sono forse queste parole che si sentono pronunciare da più parti?
E, scusate, vi sembrano parole opportune? Perché mai la solidarietà non dovrebbe essere qualcosa che ci riguarda tutti, nei limiti del possibile. Perché non dovremmo sentirci chiamati in causa tutti quando vediamo qualcuno in difficoltà?
È chiaro che nessuno pensa che noi si debba fare chissà che grande gesto, se non siamo in grado. Vi posso assicurare, però, che se ci mettiamo all'opera tutti, ripeto nel limite di quello che ci è possibile, umanamente, fare le cose andranno meglio. Dobbiamo solo aprire il cuore e tornare a essere una comunità, a essere una società di mutuo aiuto dove chi può, chi ce la fa, si mette a disposizione per aiutare quanti non riesco o non ce la fanno.
Riuscivano a farlo i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri bisnonni. Che cosa impedisce a noi di fare altrettanto?
Riflettiamoci su e capiremo che il difficile è prendere la decisione di iniziare poi tutto il resto verrà da sé.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per aver deciso di prestarmi ancora attenzione.
Buona serata (per quel che ne resta), buonanotte e a risentirci alla prossima occasione!
Con simpatia! 😊
Riccaardo
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