mercoledì 11 febbraio 2026

Gesti estremi

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera rieccoci di nuovo insieme per una nuova riflessione.

Oggi, sarà che si ricorda il suicidio di Sylvia Plath, avvenuto l'11 febbraio 1963, mi è venuta l'ispirazione d'imperniare questa riflessione sui gesti estremi, in particolare su quello che tra i gesti estremi è il più estremo di tutti: il suicidio.

Niente paura, però. Non ho le competenze mediche e psicologiche per trattare del suicidio nel dettaglio.

Voglio riflettere, partendo proprio da quello di Sylvia Plath, su come, delle volte, il suicidio sia il punto d'arrivo di una serie di sfortunati eventi.

Mi spiego meglio...

Quella fatale mattina dell'11 febbraio 1963 Sylvia Plath doveva ricevere la visita di un amico.

Purtroppo, per un ritardo di qualche minuto, non ricordo con precisione quanti siano stati sebbene l'abbia letto tempo fa, l'amico giunse da lei quando lei era già morta.

Ora, magari non sarebbe cambiato nulla però questo particolare, quando lo sono venuto a sapere, mi ha messo cominciato a far dire tra me e me "Chissà come sarebbe andata a finire se quel giorno l'amico fosse arrivato da lei in orario".

Oppure, spostandoci a casa nostra, un'altra domanda molto simile a questa che da un paio d'anni mi gira in testa è: "Se il pomeriggio del giorno in cui si è suicidato Cesare Pavese avesse trovato alla casa editrice Einaudi, almeno uno degli amici, dei quali aveva chiesto al custode ma che erano ancora tutti in ferie, se non avrebbe desistito dal suicidio?"

Per lui dovrei dire "avrebbe nuovamente desistito" dal suicidio.

Dovete sapere, infatti, che un po' di tempo prima rispetto al giorno in cui si è suicidato, Cesare Pavese era uscito di casa per una passeggiata, portando con sé una pistola con la quale intendeva suicidarsi una volta giunto in un punto, in una radura, nel bosco.

Lungo il cammino, però, aveva incontrato un amico e si era messo a passeggiare e a parlare con lui e così era tornato a casa con la pistola ancora in tasca.

Ecco, perché mi chiedo se quel pomeriggio d'agosto avesse trovato anche solo uno degli amici con in quali chiacchierare un po', se non avrebbe desistito nuovamente dai propri intenti suicidi; ammesso e non concesso che tali intenti già li nutrisse nel pomeriggio.

Domande, domande, domande senza risposta; domande che una risposta, ormai, non la possono più avere ma domande che sono tutt'altro che pellegrine, ritengo.

Anche per questa sera la nostra riflessione in compagnia finisce qui.

G3azie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza che, come sempre, avete voluto dedicarmi e a risentirci alla prossima occasione!

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


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