Salve a tutte e tutti voi!
Eccoci anche oggi assieme per una nuova riflessione.
Stavolta lo spunto me lo ha fornito un libro che ho intercettato e subito abbandonato sugli scaffali della nostra biblioteca civica dove io, come ogni settimana da ormai 12 anni, al netto della sosta causa COVID19, svolgo la mia attività di volontariato culturale.
Ma veniamo all'argomento di questa nostra riflessione quotidiana...
Questa mattina, poco prima di tornare a casa, sono salito al secondo piano a ricollocare a scaffale un libro della sezione Informatica.
Riponendo il libro mi è caduto l'occhio su un altro libro dal titolo quantomeno curioso, ovvero "Vivere con ChatGpt", titolo che mi ha portato a chiedermi, al netto della fascinazione, della sbornia addirittura, che sembra aver colto tutti per il tema dell'Intelligenza Artificiale, coniugata in tutte le svariate applicazioni che negli ultimi anni spuntano più copiose dei porcini nei boschi d'estate, come fosse possibile dare un titolo tanto ridicolo a un testo che si presuppone di argomento tecnico e serioso, manco che una persona, una persona qualunque, non utilizzi, semplicemente, ChatGpt come farebbe con un qualunque strumento, tecnologicamente avanzato o meno, ma, addirittura, ci conviva dividendo magari anche l'affitto e le spese di casa.
Battute a parte, questo non è ancora il picco massimo raggiunto dall'autore, classe 1970 non 1870, si noti.
Infatti, io, curioso come sono, ho girato il libro e ho letto, ahimè, la quarta di copertina.
Qui ho trovato scritto, testuali parole: "...la possibilità del nostro cervello di coevolvere con le applicazioni da noi create".
Ora, vi prego, rileggete bene la frase...
Alla vista di questa frase sono sbottato dicendo: "Ma questo è tutto matto! Ma come coevolvere! Il nostro cervello coevolvere con ChatGpt e compagnia? Ma se lo dice lui stesso (l'autore) che questo tipo di applicazioni le abbiamo create noi!"
Questo a me ha dato la netta impressione, anzi l'ha confermata, che questo tipo di evoluzioni dell'informatica, qualcuno le abbia innalzate al rango di idoli pagani del terzo millennio.
Se, come ammette anche l'autore, questo genere di applicazioni sono state create dal cervello umano, che bisogno c'è che il nostro cervello coevolva con loro?
Si presuppone che, per averle create dal nulla (o quasi), il cervello umano sia già più evoluto delle proprie creature, sì o sì?
Comunque, com'era solito dire, qualche anno fa, un mio amico di Facebook conosciuto ai tempi del mio blog sulla mitica piattaforma blog di Splinder: "Il mondo è bello perché è avariato".
Ah, ultima notazione prima di salutarvi: l'Intelligenza Artificiale, che sembra, a sentire certi, che sia nata in questo ultimo torno d'anni è stata l'argomento del mio tema di maturità nel giugno 1993.
Quindi non proprio ieri, né l'altr'ieri.
Per questa sera è davvero tutto.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
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