Salve a tutte e tutti voi!
Anche stasera è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia e anche stasera la protagonista sarà l'Intelligenza Artificiale, nelle sue svariate declinazioni applicative.
Intendiamoci, non è che mi metterò a spiegarvi il funzionamento di OpenAI, ChatGpt, Grok, Gemini e così via, in primis perché non le conosco tutte e anche quelle che conosco e utilizzo, vedi ChatGpt, non le conosco approfonditamente limitandomi, come faccio, a utilizzarla per quelli che sono le mie necessità di volta in volta, specialmente a livello grafico.
Mi limiterò a sottolineare e a sfatare, diciamo così, una falsa credenza o, per meglio dire, un'errata concezione relativa a tutte queste applicazioni.
Vale a dire il fatto che sembrino state create, leggete programmate, per essere accondiscendenti con i propri utilizzatori.
Accondiscendenti?
Io non credo siano accondiscendenti.
È vero, non danno mai torto all'utilizzatore di turno ma non lo fanno, diciamo così, per accondiscendenza pelosa e lecchina.
Queste applicazioni sono, come ho già avuto modo di dire, degli strumenti, meglio degli ausili, il cui compito è quello di assistere l'utente nella realizzazione, in tutto o in parte, magari minimale, del proprio progetto.
Quindi, da bravi assistenti sono, questo sì, piuttosto entusiasti di qualsiasi cosa il loro utilizzatore, il loro padrone, proponga.
Anche perché, parliamoci chiaro, che utilità ci sarebbe a utilizzare uno strumento che si rifiuti di funzionare e di assisterci e, anzi, ci risponda con l'espressione che il Buon ragionier Ugo Fantozzi utilizza per dare il proprio giudizio sul film "La Corazzata Potëmkin"?
Il trucco è ricorrere a questo nostro altamente tecnologico Assistente Informatico solo quando il nostro progetto sia stato ben pensato e ideato e necessiti di un aiuto solo per definire e limare dei particolari.
Un altro falso mito che mi sento di sfatare è il seguente; può darsi che alcuni tra noi ritengano che, visto che questo genere di applicazioni, ci propongono anche ulteriori sviluppi relativi a ciò che noi gli chiediamo questo denoti, da parte loro, una sorta di cervello pensante, una sorta di rapporto tra pari.
Mi dispiace disilludervi ma non è così; queste applicazioni si limitano a elaborare le nostre richieste, a realizzare ciò che gli chiediamo e poi a chiederci, come qualsiasi buon assistente farebbe, se ci serve altro.
Vi faccio un esempio personale per capirci meglio.
L'altro giorno ho chiesto a ChatGpt di realizzarmi un'immagine da poter utilizzare su social media e blog per rilanciare un ebook al quale, sempre grazie a ChatGpt, ho realizzato una nuova copertina.
Ebbene, ChatGpt, mi ha realizzato l'immagine e poi mi ha chiesto se mi serviva anche una versione per le storie di Instagram, una versione quadrata per poter fare un post su Instagram come si deve e così via.
Questo però non è frutto di vero e proprio pensiero autonomo ma della capacità di questa applicazione di analizzare la creazione e la richiesta ricevuta e, partendo da questa, specie perché nel mio caso accennavo all'ambiente dei social, chiedermi se mi serviva che elaborasse altro.
Insomma, un po' come un servitore al quale chiediate di portarvi un bicchier d'acqua e quando ve lo serve vi chieda: "Posso portarvi altro, padrone?"
Bene, anche per questa sera ho sfatato il giusto numero di falsi miti, almeno per come li intendo io.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
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