Salve a tutte e tutti voi!
In questa nostra riflessione domenicale ci sarà un doppio ritorno; il primo, più che altro in senso scherzoso, sarà anzi è il ritorno della serie dei post antidoto iniziata col post del 25 gennaio; il secondo sarà un ritorno graditissimo: il ritorno di Giosuè Forleo, protagonista del post sulla frenesia della vita e sulla necessità di trovare, nel mezzo di tale frenesia ciò che frenesia non è (e darla spazio e farla durare), con infinite scuse a Italo Calvino.
L'antidoto di cui parlo stasera, un antidoto non contro lo spirito competitivo positivo, che è una cosa buona e giusta, ma contro quella che io chiamo competizione spinta ovvero quel tipo di atteggiamento che considera tutto motivo per competere e primeggiare a ogni costo e che vede nel non riuscire a risultare i migliori una sconfitta o, peggio, una vergogna, è la poesia.
Sì, la poesia. Perché come dice il buon Giosuè Forleo: "La poesia non è competizione, ma condivisione di pensieri, versi ed emozioni capaci di farci riflettere".
Dovremmo sempre tenere a mente questo pensiero e applicarlo alle nostre vite, sempre ma, in special modo quando ci sentiamo travolgere dalla voglia di competere e primeggiare.
La poesia come rifugio di calma e come luogo di condivisione; la poesia come tema attorno al quale creare una comunità; poesia come una possibilità da offrire ai giovani che non trovano un proprio spazio espressivo.
Poesia che sola è in grado di farci comprendere e apprezzare il bello che ci circonda.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
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