Salve a tutte e tutti voi!
Anche oggi è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia.
Stasera voglio riflettere su una cosa un po' particolare: l'atteggiamento non certo moderno che io e i miei compagni di classe avevamo nell'approccio alle lezioni.
Non ci avete capito niente, eh?
Niente paura, ora vi chiarisco tutto.
Dovete sapere che nel triennio dalla terza alla quinta superiore avevamo un insegnante di matematica che a volte, non sempre, all'inizio della lezione, prima di cominciare a spiegare o a interrogare, più spesso quando spiegava, ci chiedeva se avessimo visto una determinata trasmissione la sera prima e così via.
Ebbene, a noi questo approccio sembrava rasentare la concezione di fuori luogo.
Che importanza poteva mai avere il fatto che avessimo visto o meno quella determinata trasmissione?
Come ho scoperto anni dopo, incontrando in alcune delle mie letture e dei video che ho guardato in Rete, la figura del professor Federico Caffè ho capito che quelle che sembravano divagazioni senza molto senso erano invece un metodo utilizzato anche dal professor Caffè con i propri collaboratori, ai quali, prima di cominciare a parlare di argomenti specificatamente economici o finanziari chiedeva se avessero letto un determinato libro, spesso un romanzo, un classico e nel caso di risposta positiva ne discutevano per qualche minuto.
Questo perché con questo metodo voleva incentivare l'apertura mentale dei propri collaboratori così da poter dare una marcia in più al lavoro vero e proprio.
Non appena ho visto citato questo metodo ad esempio in "Federico Caffè: le considerazioni della stanza rossa" di Bruno Amoroso, con prefazione di Pietro Barcellona, mi sono subito tornati alla mente i tentativi del nostro professore di matematica di allora di interessarci anche ad altre cose, al di fuori dell'ambito della materia.
Per oggi è tutto.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
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