Salve a tutte e tutti voi!
Anche per questo martedì sera si è fatta l'ora della nostra riflessione in compagnia.
Stasera voglio riflettere su un tipo di tecnica narrativa che spesso nasconde delle insidie, specie per i narratori agli esordi e non ancora dotati di sufficiente maestria narrativa.
Si tratta di quella che nel titolo di questo post definisco come la narrativa dei continui ritorni.
Questo tipo di espediente narrativo consiste nel far compiere ai propri personaggi, una serie di azioni che configurano una serie di ritorni indietro della storia.
Mi sono espresso male ma ora cercherò di chiarire.
Si tratta di una tecnica che prevede di importare sulla pagina scritta alcune azioni che, nella vita quotidiana, possono capitare a chiunque di noi.
Faccio un esempio: il personaggio in questione sta salendo in macchina per andare al lavoro e, di colpo, è colpo dal dubbio di non aver chiuso le finestre in casa e quindi ritorna in casa, gira tutte le stanze e verifica che, effettivamente, la preoccupazione è stata inutile, in quanto le finestre erano state chiuse.
A chi di noi non è mai capitato un dubbio simile?
A me, ad esempio, capita spesso di tornare indietro a verificare di aver chiuso la porta di casa.
Il fatto è che cose simili, nella vita reale, richiedono pochi secondi mentre, in certi romanzi o racconti, la stessa scena, per essere descritta e portata a termine richiede anche due o tre pagine.
A me questi espedienti risultano fastidiosi per due motivi: in primis, perché spesso e volentieri hanno il sapore di minestra allungata; in secondo luogo, perché danno la netta sensazione che l'autore ne faccia uso perché non sa dove andare con la trama del racconto e con questi ritorni, mentre compie questi ritorni, rifletta sulla strada da intraprendere.
Per stasera è tutto.
Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.
Buona serata e buonanotte!
Con simpatia! 😊
Riccardo
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