giovedì 18 giugno 2026

Cose che non mi so spiegare

Salve a tutte e tutti voi!



Anche per questo giovedì sera siamo giunti alla nostra riflessione in compagnia.

Questa sera voglio soffermarmi su un argomento a metà tra i dubbi personali e la tecnologia o, se preferite, su alcuni miei dubbi tecnologici.

Ora, non so a voi ma a me pare assai strano che in un'epoca ad alto grado tecnologico com'è la nostra ancora non vi sia, a livello fiscale, ad esempio, il modo di comunicare tra le varie agenzie.

Prendiamo, ad esempio, ma se ne possono fare a bizzeffe, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che gestisce, tra gli altri, tutti i giochi con premi in denaro, dai Gratta e Vinci, al Lotto e al Superenalotto, fino ad arrivare alla Lotteria Italia.

Io non riesco proprio a capire per quale motivo astruso, questa agenzia non sia ancora, nell'Anno del Signore 2026, di comunicare, in maniera diretta e non mediata, le vincite di grosso importo all'Agenzia delle Entrate, affinché quest'ultima possa inserirle direttamente nella dichiarazione dei redditi del fortunato di turno, nel quadro denominato "Altri redditi".

Se questo tipo di comunicazione fosse attivato non si correrebbe il rischio che cifre ingenti venissero omesse, per lo più, questa è la mia opinione, perché i percettori di tali somme sapendo che queste vengono tassate alla fonte, non sanno che andrebbero anche dichiarate.

Eh sì che queste cifre, quelle di una certa importanza, quelle che, come si suol dire, possono cambiare la vita, non vengono pagate in contanti ma a mezzo bonifico su conto corrente bancario, conto corrente che rimanda senza possibilità di errore a una persona (o più, nel caso di conti cointestati) e quindi si sa benissimo chi sono questi favoriti della Dea Bendata e si potrebbe, quindi, ripeto, provvedere a che cifre di una certa entità non scivolino tra le maglie del fisco.

Per ora è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


mercoledì 17 giugno 2026

L'altruismo efficace

Salve a tutte e tutti voi!



Anche per stasera si è fatta l'ora della nostra riflessione comunitaria.

Stasera l'ispirazione mi è giunta da un libro che ho scoperto questa mattina in biblioteca.

Il libro in questione è un saggio di filosofia etica di Peter Singer intitolato "La cosa migliore che tu puoi fare. Cos'è l'altruismo efficace". 

Peter Singer è considerato uno dei principali esponenti della filosofia etica.

L'altruismo efficace è fondato su un assunto semplicissimo: "dovremmo vivere nel modo migliore possibile" e non solo seguendo le regole base quali non rubare, non uccidere, non giudicare o non fare del male.

Per i fautori dell'altruismo efficace questo non è abbastanza, non è sufficiente.

L'altruismo efficace è una filosofia e un movimento sociale che applica l'evidenza scientifica e la ragione per massimizzare l'impatto positivo delle proprie azioni, come donazioni e scelte di carriera.

Questa filosofia ha preso piede anche da noi in Italia, come testimoniato da questo sito.

La grande, stragrande, maggioranza di coloro che portano avanti questa filosofia è composta da nativi digitali.

A proposito di altruismo efficace, non so voi, ma a me non è capitato di vederne notizia sui grandi media, nonostante questa filosofia circoli all'interno della società da qualche anno.

I più noti sostenitori dell'altruismo efficace sono, oltre a Peter Singer, Toby Ord, Thomas Pogge e Shelly Kagan.

Per stasera è tutto, anche se su questo tema tornerò ancora in seguito e molto spesso.

Un'ultima cosa: stasera, al posto della canzone, troverete, in coda al post, un intervento sulla portata rivoluzionaria dell'altruismo efficace.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


martedì 16 giugno 2026

Il delitto come un'opera teatrale

Salve a tutte e tutti voi!



Anche per questa sera siamo giunti al momento della nostra riflessione in compagnia.

Stasera sarà una riflessione che trarrà spunto da uno dei romanzi più tremendi della Regina del Giallo, al secolo Agatha Christie.

La Christie, come sa molto bene chi, come me, apprezza e ama i suoi lavori, è stata una scrittrice che ha sempre amato stupire i propri lettori con trame costruite in modo assai originale.

Nel romanzo in questione, "Tragedia in tre atti", l'autrice orchestra il delitto o meglio i delitti come fossero parte di una tragedia teatrale.

Si comincia dal primo, l'omicidio di un innocuo vicario a una cena, a causa di un cocktail avvelenato.

Questo delitto appare a tutti, persino al grande investigatore belga Hercule Poirot, come un disgraziato accadimento, una sorta di incidente.

Nessuno aveva alcun motivo per eliminare un innocuo vicario e quindi, sebbene qualcuno abbia l'istinto di indagare, questa prima morte viene presto archiviata.

Atto secondo: a cadere vittima è un noto medico, titolare di una clinica per malattie mentali.

Stavolta le indagini scattano con lo stesso Hercule Poirot che si vede costretto ad ammettere di essersi sbagliato a considerare non frutto di un atto criminoso la morte del vicario.

La vicenda, la serie infernale, per citare il titolo di un altro famoso romanzo della Christie, ha anche un terzo atto, al quale seguirà la soluzione dell'intera faccenda.

Non aspettatevi che vi sveli altri particolari perché da amante dei gialli quale sono non lo farò mai.

Non mi sognerei mai di levarvi il piacere di immergervi nelle pagine di questo appassionante romanzo e di scoprirne non solo il colpevole ma anche le motivazioni che lo inducono a mettere in atto questa macabra serie di omicidi.

Per ora è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


lunedì 15 giugno 2026

Mai fidarsi (troppo) della tecnologia

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera siamo giunti alla nostra riflessione in compagnia.

Lo so, scritto da me che, di formazione, sono un tecnico, il titolo può suonare strano ma quando si è fatta l'esperienza che ho fatto io stamattina il titolo di questo post perde la propria stranezza diventando solo un saggio consiglio.

Stamattina, infatti, non appena ho acceso il cellulare ho trovato una chiamata persa da un mio cugino e, poco dopo, ho visto, inviati dallo stesso cugino, un paio di messaggi Whatsapp nei quali mi segnalava un mio errore nella compilazione di un paio di f24 relativi agli acconti Imu in scadenza domani.

L'ironia in tutto questo è che, per la compilazione di quei modelli, i cui dati erano identici a quelli dell'anno scorso, ero ricorso al sito internet che utilizzo di solito.

Comunque, prima di uscire ho deciso di stampare i modelli corretti.

Mi sono collegato al sito internet incriminato e ho cominciato a inserire i dati.

Arrivato ai dati specifici dell'imposta, mi sono comparsi quelli utilizzati già l'anno passato e che non avevano, allora, dato alcun problema.

Dal momento che anche per quest'anno valevano i dati dell'anno passato, mi sono limitato a dare l'invio necessario a che la procedura inserisse i dati nei rispettivi spazi.

Non appena ho dato l'invio, la procedura ha inserito due dei dati negli spazi sbagliati, ossia uno nello spazio riservato all'altro, replicando così l'errore che mi era stato segnalato.

Non mi sono scomposto e sono andato a correggere manualmente così da avere, stavolta, i modelli compilati correttamente.

La volete sapere un'altra ironia della sorte?

Quel sito è quello che ho utilizzato per la compilazione della quasi totalità dei modelli per il pagamento dell'Imu senza alcun problema né errore.

Boh, ho idea che abbia risentito del caldo africano di due o tre settimane fa.

Comunque ho imparato la lezione; mai più mi fiderò a scatola chiusa dell'opera dei mezzi tecnologici; nemmeno se si tratterà di semplici ricopiature di dati.

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


domenica 14 giugno 2026

Dare credito alle idee

Salve a tutte e tutti voi!



Anche oggi si è fatta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Questa sera voglio sfatare un luogo ormai diventato comune nella nostra società, ossia quello che i giovani non abbiano iniziativa, non abbiano voglia di mettersi in gioco.

Si tratta, spesso e volentieri, di un falso mito.

Infatti ai giovani non è l'iniziativa o la voglia di fare, di mettersi in gioco, a mancare, ma sono i mezzi, soprattutto finanziari.

Per questo ritengo che andrebbero pensati nuovi metodi di finanziamento; nuove tipologie di accesso al credito.

Tipologie studiate per quelle persone che, non potendo contare (ancora) su alcunché da dare in garanzia ma avendo un'idea da sviluppare per poter far nascere una propria attività, in un qualsiasi campo o branca di attività, possano accedere a finanziamenti che non prevedano tempi stretti di restituzione e, magari, nemmeno interessi.

Lo so, questa mia modesta proposta potrà essere solo un'utopia.

Provate però a pensare a quanti progetti, fino ad oggi abbandonati per mancanza di fondi, potrebbero fiorire.

Per stasera è tutto.

p style="text-align: justify;">Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


sabato 13 giugno 2026

Gli amici autentici

Salve a tutte e tutti voi!




Anche stasera siamo giunti al momento della nostra riflessione in compagnia.

In questi ultimi giorni mi sono imbattuto, scorrendo i video sui social media, in due brevi video che fanno il paio l'uno con l'altro.

Nel primo un ragazzo dice al padre di contattare tutti i suoi amici coi quali voleva festeggiare, la sera al ritorno dal lavoro, il suo compleanno.

La sera il ragazzo torna dal lavoro, entra in casa e vede ad attenderlo tre amici con il padre; subito chiede al padre come mai ci siano solo tre amici, non ha forse telefonato a tutti quanti?

Il padre gli dice che sì, aveva chiamato tutti ma aveva detto loro che il figlio si trovava in grossi guai e che aveva bisogno di aiuto e quei tre erano stati i soli ad accorrere in suo aiuto.

In conclusione il padre dice al figlio, "questi sono i soli amici veri che hai, tieniteli stretti".

L'altro video, che, come ho detto all'inizio, fa il paio con quello di cui vi ho appena parlato, l'ho visto oggi pomeriggio su TikTok e recita così: "Quando non hai soldi ti chiedono, chi sei? Quando hai debiti ti chiedono, dove sei? Quando finalmente hai soldi, ti dicono. hey, amico mio, come stai?"

E continua dicendo di come la gente, spesso, non valuta chi sei ma quanto hai e avverte di tenersi stretti, anche in questo caso, quelle persone che ci hanno visti quando non eravamo nessuno o non avevamo niente, aggiungendo, in conclusione: "Gli altri salutateli educatamente e basta".

Questo fenomeno, quello di credere di avere molti  amici, cioè, è tanto più reale e sperimentabile in questa nostra epoca nella quale parte della nostra vita la passiamo collegati ai vari social dove il numero di amici è, in certi casi, esorbitante.

Ricordiamo sempre gli insegnamenti di questi due video: teniamoci strette le persone che tengono davvero a noi e gli altri consideriamoli, solamente, dei conoscenti, ché amici non sono di certo.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


venerdì 12 giugno 2026

Rovina o sfida?

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera siamo giunti al momento della nostra riflessione quotidiana?

Oggi, in particolare, voglio tornare a toccare il tema dell'Intelligenza Artificiale nelle sue varianti e sfaccettature.

Ieri mi è capitato di leggere, di scorrere per la precisione, un articolo nel quale l'autore trattava la questione dei romanzi scritti grazie all'Intelligenza Artificiale; grazie a una delle numerose varianti dell'Intelligenza Artificiale.

Non voglio dilungarmi oltre sul contenuto dell'articolo in questione che mi serve solo da rampa di lancio per le riflessioni di stasera.

La prima cosa che mi è venuta in mente scorgendo quell'articolo e vedendone il tema è stata che fosse una questione ormai vecchia e risaputa.

Sono mesi, ormai, praticamente dallo spuntare all'orizzonte di ChatGpt e i suoi fratelli e sorelle che gli utenti di turno hanno cominciato ad utilizzare tali strumenti anche per la stesura di relazioni, tesine e altri documenti; anzi, alcuni, si sono cimentati anche nella sperimentazione di queste applicazioni per quel che riguardava la stesura di libri scritti alla maniera di un certo autore, a seconda dei casi e delle preferenze dello sperimentatore di turno.

La questione è talmente vecchia che l'espediente del libro scritto dall'Intelligenza Artificiale, mi pare che in quel caso fosse stato scritto da ChatGpt, è stato utilizzato da Benjamin Stevenson nel suo romanzo del 2024 intitolato "Tutti su questo treno sono sospetti".

In conclusione, mi è sorta una domanda, ossia, anche se la moda dei romanzi scritti per mezzo dell'Intelligenza Artificiale si diffondesse, sarebbe davvero una rovina per gli scrittori in carne ossa o non rappresenterebbe, piuttosto, una sfida?

Una sfida ad aumentare la qualità delle proprie pubblicazioni?

Perché puntando sulla qualità non avrebbero nulla da temere da nessuna Intelligenza Artificiale.

Per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


giovedì 11 giugno 2026

Insegnamenti di un tempo

Salve a tutte e tutti voi!



Oggi anticipo il nostro incontro di riflessione comunitaria.

Lo anticipo perché stasera me ne andrò un po' a spasso approfittando dell'inizio dei giovedì vivaci in quel di Sondrio.

L'argomento della nostra riflessione di oggi affonda le radici negli anni della scuola per terminare con uno dei temi centrali di questo periodo; un tema che, manco a dirlo, da qualcuno (più di qualcuno) è stato buttato e continua a essere buttato in polemica.

E dire che basterebbe poco per discuterne civilmente e trovare una quadra tutti insieme.

Ma andiamo per ordine.

Chi ha più o meno la mia età ricorderà senza dubbio quando, a scuola, la maestra o i professori invitavano quelli che erano più bravi,  quelli che riuscivano meglio in una determinata materia a dare una mano ai compagni di classe che, invece, facevano più fatica.

Questo aiuto si traduceva in aiuti dati direttamente in classe e anche in pomeriggi passati a studiare insieme.

Era un modo per aiutarsi a vicenda; chi poteva dare una mano la dava.

Era qualcosa che per noi diventava poi una cosa normale; un'abitudine, una piacevole abitudine, in quanto lo studio e i compiti risultavano più leggeri se affrontati in compagnia.

Ecco, questo metodo dovrebbe essere alla base anche della proposta di tassare di quel poco in più i grandi patrimoni.

C'è chi ha detto che sarebbe meglio reinserire la gradualità nella tassazione; vero, giusto.

Ma nel frattempo visto e considerato il fatto che non credo sarà una cosa così facilmente fattibile la retromarcia verso un sistema di tassazione come quello vigente, ad esempio, fino agli anni Novanta, un contributo ulteriore dato da chi ha di più da destinare a settori che non sono adeguatamente coperti a livello finanziario non mi sembra poi questa bestemmia.

Comunque, qui, arriviamo alla considerazione che facevo all'inizio.

Che, cioè, se anziché buttarla subito in polemica per partito preso tra tutti avessero scelto la via del dialogo, di trovarsi attorno a un tavolo a discutere di come e in che modo, in che misura, dare corso alla proposta avrebbe potuto venire fuori qualcosa che avrebbe potuto tornare di comune interesse.

Un po' come a scuola quando, come ho detto, chi riusciva meglio in una data materia era invitato, sollecitato, a dare una mano a chi stentava.

Per oggi è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


mercoledì 10 giugno 2026

il metodo Caffè

Salve a tutte e tutti voi!



Anche oggi è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Stasera voglio riflettere su una cosa un po' particolare: l'atteggiamento non certo moderno che io e i miei compagni di classe avevamo nell'approccio alle lezioni.

Non ci avete capito niente, eh?

Niente paura, ora vi chiarisco tutto.

Dovete sapere che nel triennio dalla terza alla quinta superiore avevamo un insegnante di matematica che a volte, non sempre, all'inizio della lezione, prima di cominciare a spiegare o a interrogare, più spesso quando spiegava, ci chiedeva se avessimo visto una determinata trasmissione la sera prima e così via.

Ebbene, a noi questo approccio sembrava rasentare la concezione di fuori luogo.

Che importanza poteva mai avere il fatto che avessimo visto o meno quella determinata trasmissione?

Come ho scoperto anni dopo, incontrando in alcune delle mie letture e dei video che ho guardato in Rete, la figura del professor Federico Caffè ho capito che quelle che sembravano divagazioni senza molto senso erano invece un metodo utilizzato anche dal professor Caffè con i propri collaboratori, ai quali, prima di cominciare a parlare di argomenti specificatamente economici o finanziari chiedeva se avessero letto un determinato libro, spesso un romanzo, un classico e nel caso di risposta positiva ne discutevano per qualche minuto.

Questo perché con questo metodo voleva incentivare l'apertura mentale dei propri collaboratori così da poter dare una marcia in più al lavoro vero e proprio.

Non appena ho visto citato questo metodo ad esempio in "Federico Caffè: le considerazioni della stanza rossa" di Bruno Amoroso, con prefazione di Pietro Barcellona, mi sono subito tornati alla mente i tentativi del nostro professore di matematica di allora di interessarci anche ad altre cose, al di fuori dell'ambito della materia.

Per oggi è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


martedì 9 giugno 2026

La narrativa dei continui ritorni

Salve a tutte e tutti voi!



Anche per questo martedì sera si è fatta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Stasera voglio riflettere su un tipo di tecnica narrativa che spesso nasconde delle insidie, specie per i narratori agli esordi e non ancora dotati di sufficiente maestria narrativa.

Si tratta di quella che nel titolo di questo post definisco come la narrativa dei continui ritorni.

Questo tipo di espediente narrativo consiste nel far compiere ai propri personaggi, una serie di azioni che configurano una serie di ritorni indietro della storia.

Mi sono espresso male ma ora cercherò di chiarire.

Si tratta di una tecnica che prevede di importare sulla pagina scritta alcune azioni che, nella vita quotidiana, possono capitare a chiunque di noi.

Faccio un esempio: il personaggio in questione sta salendo in macchina per andare al lavoro e, di colpo, è colpo dal dubbio di non aver chiuso le finestre in casa e quindi ritorna in casa, gira tutte le stanze e verifica che, effettivamente, la preoccupazione è stata inutile, in quanto le finestre erano state chiuse.

A chi di noi non è mai capitato un dubbio simile?

A me, ad esempio, capita spesso di tornare indietro a verificare di aver chiuso la porta di casa.

Il fatto è che cose simili, nella vita reale, richiedono pochi secondi mentre, in certi romanzi o racconti, la stessa scena, per essere descritta e portata a termine richiede anche due o tre pagine.

A me questi espedienti risultano fastidiosi per due motivi: in primis, perché spesso e volentieri hanno il sapore di minestra allungata; in secondo luogo, perché danno la netta sensazione che l'autore ne faccia uso perché non sa dove andare con la trama del racconto e con questi ritorni, mentre compie questi ritorni, rifletta sulla strada da intraprendere.

Per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


lunedì 8 giugno 2026

il dolore che trasforma

Salve a tutte e tutti voi!



Anche questa sera s'è fatta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Questa volta a ispirarmi è stata una citazione che ho trovato in apertura dell'intervista alla scrittrice Mariacristina Di Giuseppe pubblicata sul terzo numero dell'Antologia Culturale "Oltrescrittura", pubblicazione a cura della bravissima Monica Pasero,che trovate in vendita su Amazon.

La citazione in questione recita: "Il dolore ti trasforma; a volte ti offre un gradino per elevarti, per guardare le cose della vita da un altro punto di vista".

Non appena l'ho letta mi sono risuonati una serie di campanellini in testa.

Uno di questi campanellini mi ha riportato alla mente la scena del film "L'attimo fuggente" nella quale il professor Keating, interpretato p>

Anche il dolore ci porta a guardare il mondo, la vita e le loro cose, i loro fatti, da un punto di vista differente, più distaccato; o, per meglio dire, a rivalutarli, a dar loro un valore diverso, più giusto ed equo.

Ci fa capire ciò che conta e ciò che, oggettivamente, è secondario.

A volte ci porta, addirittura, a ricrederci su certe persone che, fino a che le cose sono andate bene, sono state al nostro fianco ma che non appena le cose hanno cominciato a complicarsi hanno cominciato sempre più a defilarsi, magari anche scusandosi e dispiacendosi di non poterci essere, fino a scomparire del tutto.

Il dolore, come l'omicidio per Hercule Poirot, è un gran rivelatore.

Il dolore trasforma noi e il nostro modo di concepire le cose della vita.

Per oggi è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


domenica 7 giugno 2026

Le vite e il lavoro degli altri

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questa domenica sera, sebbene sia piuttosto tardi, è arrivato il momento della nostra riflessione in compagnia.

Una frase nella quale mi capita di imbattermi spesso in questo periodo e della quale non conosco l'autore recita: "Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre."

Trovo sia una frase molto toccante; una frase di una profondità e di una verità quasi sconvolgenti.

Rappresenta un invito non solo alla gentilezza ma anche e, secondo me, soprattutto ad entrare nella vita delle persone in punta di piedi, con delicatezza e rispetto.

La medesima cosa, secondo me, dovrebbe valere anche per quel che riguarda il lavoro altrui.

Troppo spesso siamo portati a giudicare gli errori commessi dagli altri con estremo rigore e con estrema severità e altrettanto spesso di quelle persone non sappiamo nulla, se non che hanno svolto quel determinato lavoro.

Ora voglio concentrarmi particolarmente sui lavori scritti, anche perché sono quelli con i quali ho maggior confidenza, per così dire.

Le correzioni, come mi aveva detto il mio mentore, nel periodo in cui ho svolto il lavoro di correttore di bozze, del quale vi ho già raccontato in un precedente post di qualche fa, vanno fatte cercando sempre il buono che c'è nel testo e cercando sempre, per le parti che buone non sono, di essere costruttivi.

Questo perché, oggettivamente, noi correttori di bozze dell'autore del testo in questione non sapevamo nulla e quindi dovevamo cercare di andarci piano con i giudizi, proprio perché, non sapendo nulla su chi quel manoscritto aveva proposto, avremmo rischiato di andare a ferire i suoi sentimenti e la sua sensibilità se fossimo stati troppo netti e severi.

Con il tempo, poi, maturando io ho cominciato a maturare anche la convinzione che poter entrare nel lavoro di qualcuno equivale, spesso e volentieri, a entrare nella sua vita e di frequente in ciò che ci viene proposto in lettura c'è davvero il vissuto di chi ha scritto il testo e quindi dobbiamo affrontare il lavoro con delicatezza e rispetto.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


sabato 6 giugno 2026

L'importanza di essere grati

Salve a tutte e tutti voi!




Anche oggi si è fatta l'ora della nostra riflessione in compagnia.

Per questa sera ho pensato di soffermarmi con voi su una cosa fondamentale per poter vivere bene e in armonia con gli altri: la gratitudine.

Una delle parole cardine secondo Papa Francesco era, doveva essere, anzi deve essere: grazie.
 
Saper essere grati, sapere che nulla ci è dovuto ma che di tutto quanto riceviamo dobbiamo essere grati è il principio cardine del vivere civile e del vivere in società.

Purtroppo oggigiorno troppe persone ritengono che ciò che gli viene dato, che i favori ricevuti, siano loro dovuti anche se non è ben chiaro per quale oscura ragione.

Ed invece, che bello, che felicità, saper vivere comprendendo che tutto ciò che riceviamo è un dono, qualcosa di cui essere grati.

Fosse anche una cosa piccola e di poco conto; ogni favore, ogni gesto gentile che gli altri fanno nei nostri confronti sono qualcosa di cui essere grati, per cui dobbiamo imparare a ringraziare.

Grazie è una delle prime parole che i nostri genitori ci insegnano a dire,  ma è una di quelle parole che rischiamo di dimenticare crescendo e allora ci tocca imparare di nuovo a pronunciarle.

Solo così riusciremo, come dicevo all'inizio di questo post, a vivere bene in mezzo alle persone.

Anche per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

venerdì 5 giugno 2026

Una lezione che dovremmo tenere a mente

Salve a tutte e tutti voi!




Anche oggi siamo giunti al momento della nostra riflessione in compagnia che, anche in questa occasione, trarrà spunto da una delle mie letture del momento.

Prima di svelare la lettura in questione e, nello specifico, la citazione che l'ha ispirata nel concreto, vi voglio proporre un piccolo cappello introduttivo.

È assai diffusa la convinzione che se un qualcosa è valido per un gruppo più o meno ampio di persone, allora lo sarà in senso generale.

E questo senso di validità generale sarà più comunemente accettato se il gruppo di persone che la ritengono valida sarà ampio.

Quante volte ho sentito "per me è giusto" con l'intonazione di chi afferma una verità assoluta.

Devo confessare che, in certe occasioni, anch'io ho fatto sfoggio di tale sentenziosità.

Ebbene, sia io che gli altri sbagliavamo e pure di grosso.

Questo l'ho scoperto oggi leggendo il volume intitolato "Della certezza" di Ludwig Wittgenstein il cui secondo enunciato recita: "Dal fatto che a me - o a tutti - sembri così, non segue che sia così. Però si può benissimo chiedere se di questo sia possibile dubitare sensatamente".

Questo breve enunciato rappresenta, per me e per chi come me, a volte si è prodotto in dichiarazioni sentenziose con il tono dell'ufficialità generale e incontestabile, come dico nel titolo del post "Una lezione che dovremmo (anzi dobbiamo) tenere a mente".

Anche per questa sera siamo giunti al termine.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

giovedì 4 giugno 2026

Gioie e dolori della tecnologia

Salve a tutte e tutti voi!




Anche stasera siamo giunti al momento della nostra riflessione in compagnia.

Stasera tornerò a parlare di tecnologia; nello specifico del mio rapporto ambivalente con la tecnologia, specialmente in questi ultimi tempi.

Ultimamente tra me e la tecnologia, in particolare per quanto riguarda i computer, c'è un rapporto alquanto problematico.

Un paio di mesi fa ho dovuto sostituire uno dei miei computer portatili e, dopo pochi giorni, ho dovuto sostituire anche il sostituto che avevo acquistato per rimpiazzarlo.

Questo perché al momento dell'acquisto non avevo notato un particolare, cioè che il computer che avevo scelto non era nuovo ma era un computer rigenerato.

Comunque sia, ho sostituito anche quello e il nuovo sostituto funziona benissimo.

E veniamo al nuovo capitolo di questo mio rapporto altalenante con la tecnologia.

Ieri sera ho acceso il computer portatile sul quale sto scrivendo questo post, deciso a scrivere il post di ieri e, quindi, a scegliere un film su YouTube da poter guardare.

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Sennonché, ad un certo punto, ho sentito il segnale tipico della batteria praticamente scarica.

La cosa mi ha insospettito in quanto, data l'età di questo portatile, lo tengo collegato all'alimentatore per il 99% del tempo quindi ho subito controllato che non si fosse allentato qualche collegamento o non si fosse sfilata, anche solo in parte, la presa.

Niente di tutto ciò, ma nonostante fosse tutto collegato correttamente, l'alimentatore non alimentava più.

E così stamattina ho portato l'alimentatore dal tecnico che mi ha confermato che, dopo dieci o undici anni di onorato servizio, aveva deciso di andare in pensione e così l'ho dovuto sostituire.

Devo ammettere che la conferma che il problema fosse dell'alimentatore mi ha sollevato in quanto temevo, lontanamente e in minima misura ma il timore c'era, che il problema fosse del portatile.

Beh, per citare il Bardo, "Tutto è bene, ciò che finisce bene".

Anche per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo

mercoledì 3 giugno 2026

I nostri luoghi oscuri

Salve a tutte e tutti voi!



Anche stasera siamo arrivati al momento della nostra riflessione in compagnia che, anche oggi, toccherà, in un certo senso approfondendo o almeno cercando di farlo, l'argomento trattato nel post di ieri,

C'è un romanzo a carattere autobiografico di James Ellroy intitolato "I miei luoghi oscuri" e io stasera voglio tornare a visitare i miei e i vostri di luoghi oscuri.

Quelli abitati, nei quali confiniamo, l'essere, la parte di noi, destinata a portare il peso delle nostre paure, delle nostre frustrazioni, dei no che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire, dei desideri inespressi; insomma una serie di carichi che per noi soli sarebbe troppo gravosi e allora incarichiamo del compito una parte di noi che dotiamo di apposite spalle larghe e muscoli ben sviluppati.

Non sempre si tratta di uno sconosciuto anzi, spesso, per me almeno è così, questa creatura degli abissi interiori è ben nota.

Anche perché, spesso e volentieri, magari quando si spengono le luci e il rumore di fondo finalmente tace, arriva a sussurrarci all'orecchio e al cuore e spesso ci porta a dei pianti silenziosi che non sono un dispetto da parte sua, anzi, se non ci fossero, in certi frangenti, noi rischieremmo di crollare.

Quindi è per questo, anche per questo, che dovremmo finalmente dargli una libertà ancora maggiore di venire a visitarci; una libertà maggiore di far sentire il proprio sussurro benefico.

Non è un mostro, né è spaventoso.

Se lo fosse non accetterebbe il compito che gli affidiamo, un compito che, tra l'altro noi non affideremmo mai a un completo sconosciuto.

Quindi, forza, entriamo o rientriamo in contatto con questa parte tanto importante di noi e vivremo con maggiore serenità e con minori momenti di crollo.

Per stasera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


martedì 2 giugno 2026

Lo sconosciuto in noi

Salve a tutte e tutti voi!



Anche questa sera è giunta l'ora della nostra riflessione in compagnia, riflessione che stasera mi è stata ispirata dal libro di Sonia Scarpante intitolato "Pensa Scrivi Vivi. Il potere della scrittura terapeutica".

Nel nuovo capitolo l'autrice ci invita a scrivere una lettera allo sconosciuto che abita in noi.

Io, sommessamente, mi permetto, però, di chiedere se sia poi vero che costui è davvero uno sconosciuto o non sia, piuttosto, un essere che teniamo ben nascosto in un antro della nostra anima perché ne siamo spaventati e spaventati da matti.

Può anche darsi che. sì, in un certo senso egli sia uno sconosciuto ma non perché non lo conosciamo per niente ma, piuttosto, perché temendolo non abbiamo mai o non abbiamo ancora approfondito la sua conoscenza.

Secondo me, per quello che mi riguarda per meglio dire, questa creatura delle tenebre del mio animo è il compendio di tutte le mie paure, di ciò che mi spaventa, di ciò che non rivelerei nemmeno sotto tortura, nemmeno se ne andasse della mia stessa vita.

È il depositario di tutti i miei segreti meglio nascosti e custoditi e, in fondo, a ben pensarci, non mi fa nemmeno così paura l'idea di riammetterlo alla mia mensa come invita a fare Sonia.

Anzi, sono convinto che ritrovandoci insieme io e il mio  ben poco sconosciuto avremo tanto, ma proprio tanto, da dirci.

Non vedo l'ora di ritrovarlo, più tardi, tra le nuove pagine che scriverò del secondo dei miei quaderni intimi.

Per questa sera è tutto!

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione!

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


lunedì 1 giugno 2026

Il vizio di non chiedere

Salve a tutte e tutti voi!



Anche in questo inizio di giugno ci ritroviamo assieme per la nostra riflessione in compagnia.

Chi ha all'incirca la mia età ricorderà la vecchia pubblicità del profumo maschile il cui slogan recitava: "Per l'uomo che non deve chiedere. Mai"

Ve la ricordate, vero?

Ebbene, uscendo da quello spot pubblicitario ed entrando in un ambito più, come dire, quotidiano, finché a non chiedere sono un uomo o una donna, adulti quindi,  beh, ci sta.

Il problema è quando coloro che non chiedono sono invece ragazzi o bambini.

Quante volte mi è capitato di sentire, riguardo a un bambino o una bambina, "non chiede mai" come se fosse una medaglia al merito.

E magari, lì sul momento, l'ho pure pensato che fosse un merito, salvo poi, ripensandoci, col tempo, chiedermi, "perché quel dato bambino o quella data bambina non chiedeva mai?"

Era proprio un buon segnale, un merito, qualcosa di cui i genitori dovessero proprio andare fieri?

Oppure non chiedeva mai per paura, per scelta di mettersi da parte, per non dare noia?

Perché se così fosse, allora magari i genitori che andavano tanto fieri che il proprio figlio o la propria figlia non chiedesse mai, forse avrebbero fatto meglio a indagare più a fondo sulle motivazioni di quella che loro consideravano una cosa buona.

Sì, perché non chiedere, quando diventa un modus operandi, per così dire, quando diventa un vizio, poi può portare chi non chiede a trovarsi anche in guai seri.

Perché se da piccoli quello che si rinuncia a chiedere è un dono, un dolcetto, una caramella o un gelato, che comunque quando si è piccoli sono grosse rinunce, magari da grandi poi non si chiederà aiuto, magari, per faccende più importanti rischiando di accumulare debiti che si sarebbero potuti non accumulare semplicemente chiedendo un aiuto.

Quindi, quando un bambino o una bambina si dimostrano troppo restii a chiedere, invece di pensare che sia un merito, andate a chiederne ragione e fare capire loro che, nel limite del ragionevole, chiedere o persino, "esigere signora mia, esigere",  non è solo giusto e opportuno ma financo doveroso.

Per questa sera è tutto.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per l'attenzione e la pazienza e a risentirci alla prossima occasione.

Buona serata e buonanotte!

Con simpatia! 😊

Riccardo


Cose che non mi so spiegare

Salve a tutte e tutti voi! Anche per questo giovedì sera siamo giunti alla nostra riflessione in compagnia. Questa sera voglio soffermarmi s...